Tag: risveglio

E’ questo il miracolo – Jeff Foster

Nel mezzo dei miei vent’anni, in seguito a una profonda depressione, sono diventato un ricercatore spirituale molto serio. Il mondo era diventato troppo e volevo scappare nella Vacuità dietro al mondo e vivere lì. Volevo liberarmi di Jeff e di tutti i suoi problemi e dimorare nell’Assoluto col mio amico il Buddha. Ho visto con chiarezza i problemi dell’esistenza: l’impermanenza di ogni cosa, l’inevitabilità della morte, la natura illusoria del sé, la natura vuota di tutti i fenomeni. La mia risposta è stata di staccarmi dal mondo.

Ma sono andato troppo in là e sono caduto nel Vuoto. Mi sono staccato così tanto che il mondo non mi interessava più. Mi sono intrappolato nel nulla. Gli alberi non erano più alberi, le montagne non più montagne, i fiumi non più fiumi. La vita è diventata fredda e senza gioia. Non c’era nessun me. Nessun te. Nessun sé. Nessun altro. Nessun mondo. Nessun passato. Nessun cammino. Nessun futuro. Nessun amore. Nessuna vita. Nessun significato.

Il sole sorgeva e tramontava, la pioggia cadeva  e smetteva di cadere, volti e voci apparivano e scomparivano nello stesso momento e io non ne facevo nessuna esperienza. Solo il vuoto era reale, solo il nulla. Per me il mondo aveva cessato di esistere. E pensavo di essere illuminato!

Credevo di essere un uomo reale, non uno di quegli sciocchi ignoranti che erano ancora persi nel mondo ‘relativo’, di quelle persone non spirituali che ignoravano la loro ‘vera natura’. Allora pensavo che la non dualità fosse questo. Pensavo che la non-dualità fosse staccarsi dalla vita e dimorare nel vuoto.

Quello che allora non potevo vedere era che il distacco assoluto dalla vita era completamente dualistico.  Ci vuole una persona per essere distaccati, e un mondo per esserne distaccati. Naturalmente dopo una vita di sofferenza, inizialmente è stato un sollievo trovare il vuoto e scappare dall’inferno che era diventata la mia vita. Ma il vuoto era diventato un’altra trappola.

Quello che al tempo non vedevo era che il vuoto è totale pienezza. Dimoravo nel vuoto ma c’era ancora un ‘me’ che faceva il dimorare. Il vuoto non era ancora collassato nella pienezza. Non ero ancora morto. Non mi ero ancora innamorato di ogni cosa. Ed è lì che tutto si indirizzava.

Finalmente il distacco è collassato. Tutto lo fa prima o poi. Finalmente c’è stata la morte della persona, la persona che poteva o meno essere distaccata, e un rivelazione, per ness-uno, che questo è proprio ‘quello’. L’assenza di gioia se n’è andata, e c’è stato un immergersi nel mistero assoluto di tutto questo…del tutto al di là di ogni parola, al di là del linguaggio.

A lungo c’era stata un’assenza di vita. A lungo mi ero seduto a guardare il mondo senza di me. Il mondo era diventato il mio nemico, perché essenzialmente non era reale. le interazioni umane quotidiane avevano perso significato perché non c’era nessun altro. Era stata una tale negazione del relativo, una tale negazione del mondo. C’era ancora un ‘me’ che negava la vita.

E allora tutto è collassato…. Jeff, è collassato sull’erba del prato, totalmente esausto, ha guardato su alla luce che trapelava tra gli alberi e la Vita ha detto:

“VIVI, DANNAZIONE, VIVI!”

Il vuoto è collassato nella forma. La forma è collassata nel vuoto. E allora non c’era più né forma né vuoto. C’era solo questo, senza più alcun modo di sapere che cosa questo sia. La persona si è dissolta nella meraviglia.

Gli alberi erano di nuovo alberi, le montagne erano di nuovo montagne, i fiumi erano di nuovo fiumi. Ogni cosa è ritornata al suo posto. Alla sedia era permesso di essere di nuovo una sedia, mentre nello stesso tempo, naturalmente, era l’espressione divina, era l’Unità che giocava al gioco di essere una sedia. Una tazza di caffè poteva ancora essere una tazza di  caffè, un pensiero un pensiero, una sensazione poteva ancora essere una sensazione. La tristezza poteva esser tristezza, l’amore poteva essere amore. Ogni cosa era se stessa e nulla era mio. Le parole non riescono a catturarlo, ma finalmente si poteva vivere una vita ordinaria, e la vita ordinaria era l’unico miracolo.

C’è stato un ritorno al mondo anche se era solo un mondo apparente, anche se era tutto un sogno, anche se non c’era nessun me e nessun altro. Improvvisamente dopo anni di essere distaccato e di voler essere distaccato c’è stato un rilassamento in quello che è. L’intera cosa è collassata in una vita molto ordinaria.

Ma il ricercatore era morto. La ricerca era morta. Jeff è morto e ‘Jeff’ è rinato. C’è stata la crocefissione e la resurrezione tutto in uno, anche se in definitiva nessuno è stato crocefisso e nessuno è risorto, e questo è il messaggio finale della croce.

Quello che è è stato visto come il miracolo. Ed è sempre abbastanza. L’idea stessa di spiritualità se n’è andata. Quel concetto non era più necessario. Concetti di ‘risvegli’ e ‘illuminazione’ e ‘nulla’ se ne sono andati. Concetti di pratiche e scopi e conseguimenti futuri se ne sono andati. Perché? Perché l’erba era abbastanza, l’albero era abbastanza, il terreno sotto ai miei piedi era abbastanza. Mi sono innamorato del terreno solido o il terreno solido si è innamorato di se stesso e la ricerca di una vita è terminata.

Come dice Ramana Maharshi:

Il mondo è illusorio.

Solo Brahman è reale.

Brahman è il mondo.

Quando dico “Questo è tutto” o “la liberazione non è un qualcosa che puoi ottenere” non intendo dare un insegnamento. E’ un tentativo di condividere un vedere. Non sono un insegnante. Poiché sono nulla non sono né insegnante né studente. Sono quello che dici tu e sono anche ogni cosa. Tu sei quello che sono e io sono quello che sei. E tutto finisce qui in un’intimità al di là delle parole.

“Non c’è niente da conseguire” non è un insegnamento, è un confessione.

E’ questo il miracolo. L’uccellino cinguetta, il gatto miagola, e questo organismo corpo-mente qualunque cosa sia, qualche volta parla di non dualità. E poi va a casa e si beve una tazza di te. Quando si parla di non-dualità si parla sempre di qualcosa di cui non si può parlare. Quando ci attacchiamo a idee del sé o idee del non-sé, o idee di pratiche, o idee di non pratica, cadiamo nella dualità. E’ assolutamente chiaro che la non dualità non può venire contenuta in nessun concetto, nessuna filosofia, nessun sistema, nemmeno il più raffinato.

La mente vuole sempre trovare  un posto dove riposare tipo non c’è nessun sé, non c’è nessuna scelta. Ma la non-dualità non offre nessuna casa al senza tetto. E’ una caduta  libera nel non-sapere.

Nel vedere chiaramente che non c’è nulla da fare, perché questo è già completo, la stagnazione se ne va. Ci può essere un saltare fuori dal letto, col cuore completamente aperto a un altro giorno di non-sapere. “Nulla da fare” è solo un altro concetto, “qualcosa da fare” un altro concetto.

Nagarjuna ha detto:

Dire che “è” è attaccarsi alla permanenza.

Dire che “non è” è attaccarsi al nichilismo.

Quindi la persona saggia

Non dice “è” o “non è”.

E Bodidharma:

Chiunque sa che la mente è una finzione e priva di qualunque realtà, sa che la sua mente né esiste né non esiste. I mortali continuano a creare la mente sostenendo che esiste. E gli Immortali continuano a negare la mente sostenendo che non esiste.

Guarda: parte della danza è che su questo sorprendente pianeta  ci sono da fare un milione di cose, almeno così sembra! Questo mondo, lo sanno tutti i bambini, è un terreno di avventura. Né esiste, né non esiste, ma in ogni  caso è un terreno di gioco.

E così l’intera cosa finisce nell’assoluto paradosso di tutto questo. Nulla da fare, un sacco da fare. Nulla, qualcosa. Sé, non-sé. C’è qualcuno, non c’è nessuno. Gli opposti collassano l’uno nell’altro, e quello che viene visto è che la non-dualità non può mai venire compresa. Questo è un’immersione nel mistero, totalmente al di là delle parole. Ed è  questo che indicano tutte le parole di tutti i libri.

Sì non c’è nulla da ottenere perché è già tutto qui. Viene visto che l’intimità e l’amore non-condizionale che sono stati sempre cercati sono proprio qui.

E allora l’intero paradosso della non-dualità viene risolto e viene visto che in realtà non c’era mai stato un paradosso.. E’ la danza divina, è l’intrattenimento cosmico, è Lila, è il nulla che è ogni cosa. E nel vedere questo con chiarezza tutte le domande si dissolvono e quello che rimane non hai modo di conoscerlo.

Sì, tutto finisce nel mistero, nell’amore assoluto. Come posso  comunicarti questa intimità e questa libertà, questa pace e vuoto e pienezza di essere semplicemente seduto su una sedia, proprio adesso? O di respirare, o dei suoni che accadono.

E così il paradosso viene risolto qui nella semplicità assoluta e nella meraviglia di quello che è. Nell’accadere del respiro, nei rumori della stanza, nel tepore della mia tazza di tè, nel crocchiare dei biscotti, nelle briciole che cadono sui pantaloni. La ricerca di una vita finisce qui e c’è solo gratitudine per la tazza di tè, per i biscotti, per questo, così com’è. Nessuno beve il tè, nessuno mangia i biscotti e nessun scrive queste parole, eppure, che miracolo è tutto questo, e come sono stato pazzo e innocente nella mia pazzia cercando qualcosa di più di questo, quando ogni cosa di cui avevo bisogno era proprio qui.

Proprio qui nel posto dove non sono.

Jeff Foster (da Un’assenza straordinaria)

La chiamata – Daniel Lumera

“Le tue esigenze più profonde non hanno niente a che vedere con quello che ti hanno raccontato. Non c’entrano niente con l’avere una macchina, una casa, un lavoro, il successo, una famiglia, una relazione. Devi trovare il coraggio di spogliarti delle tue sicurezze e delle tue paure e iniziare a fluire con la vita, riconoscendo il miracolo che hai l’onore di vivere.

La felicità a cui sei destinato non corrisponde al modello di felicità che ti hanno proposto, per il semplice fatto che sei unico, irripetibile e senza limiti. Prima o poi le tue necessità autentiche si faranno sentire. Ti chiameranno. Sarà un’eco che proviene dall’infinito. Se risponderai dovrai essere disposto a cambiare completamente la tua vita, a lasciare tutto per seguire te stesso. Quando le avrai scoperte non mendicare ne fare il mercante per ottenerle. Riconosci di averle. Reclamale dalle profondità del tuo essere, perché sono già tue.”

“Le difficoltà, le resistenze, la frenesia, i blocchi, le inerzie, i dubbi, le tendenze negative si presenteranno. Il mondo ti chiamerà. È una prova che tutti i ricercatori, prima o poi, devono passare. Dovrai scegliere se credere e ascoltare te stesso o queste cose.

Devi chiarire prima di tutto una cosa a te stesso e all’esterno, con le persone e nelle situazioni: è il mondo che deve adattarsi alla tua volontà e alle tue scelte e non il contrario. Se questa sarà una certezza interiore risoluta allora tutti gli impedimenti cesseranno di manifestarsi, o comunque verranno collocati nella loro giusta dimensione. Quando tu scegli l’infinito, il finito si adatta. Non può fare altrimenti. Questa scelta e questa risolutezza sono un requisito fondamentale in questa ricerca. L’attitudine corretta è affidarsi con assoluta risolutezza. A cosa? A quella parte di noi stessi che non ascoltiamo da troppo tempo.

Quella parte che sa esattamente qual è la direzione corretta. Potrei definirlo un atto devozionale puro. È questa purezza che crea una protezione spontanea nel ricercatore: le situazioni si aggiusteranno spontaneamente, il caos mentale cesserà, la frenesia scomparirà per lasciare posto alla chiarezza e alla pace. Ma sei tu che devi fare il primo passo in un vuoto senza riferimenti. In questo cammino apprenderai che l’unico punto di riferimento è interno a te stesso.”

Daniel Lumera

Il Potere dell’Attenzione – Adyashanti

La maggior parte delle persone non sa di essere Coscienza. Pensa che la Coscienza sia
sia qualcosa che li capita, o qualcosa che possiedono, o qualcosa che esercitano, non qualcosa che in realtà SONO.
E questo è il salto!
E questo capita semplicemente prestando attenzione alla Coscienza.
Dedicandole attenzione, non dedicandole i tuoi pensieri, questo non è necessario.
Non cercando di comprendere cosa sia, questo non è necessario, ma semplicemente prestandole attenzione.
E’ tutto quello che è necessario tu faccia!
E poi, da quella attenzione con la domanda  “cosa sono io veramente?”… ecco che arriva quel salto. Non sei tu che lo fai accadere, accade semplicemente da sé.
Semplicemente accade, quel salto di consapevolezza, solo perché gli hai prestato attenzione, questo salto di coscienza accade e improvvisamente c’è quella realizzazione…
“Oh! Questo!”
Questa coscienza, questa consapevolezza, questa presenza, questa quiete, è ciò che sono, non è qualcosa che sto analizzando o cercando di comprendere, è effettivamente l’essenza del proprio essere. E’ questo il salto!
Adyashanti
(Traduzione Daniela Leardini)
Libri consigliati

Permettere a tutti di essere come sono – Adyashanti

Uno dei pericoli del dire la verità a se stessi e agli altri – inevitabilmente – quasi ogni volta che faccio un discorso come questo in pubblico in un secondo tempo, forse il giorno dopo, o la settimana dopo, qualcuno viene da me e mi dice: “Sai, Adya…
…hai presente quel discorso che hai fatto sulla sincerità, l’onestà eccetera?” E io ribatto: “Sì, mi ricordo quel discorso”
e l’altro “Beh, sai, qualcuno si è fatto avanti in seguito nel parcheggio decidendo che aveva bisogno di raccontarmi tutto il marcio che pensava di me, nel nome dell’onestà.”
E io semplicemente scuoto la testa e dico “Dio mio!” … Vedete? Questo è… io esito persino a fare discorsi su questo argomento! Perché è così facile da fraintendere!
La verità è uno standard molto elevato! Non è un gioco.
Dire ciò che è vero dentro di noi non è dire ciò che pensiamo, non è raccontare la nostra opinione, non è gettare il secchio della spazzatura della nostra mente su qualcun altro
“Questo è quello che penso di te, questo è quel che sento nei tuoi confronti, questo è il mio giudizio su di te.”…
Nono è questa verità Quella è illusione.
Quella è distorsione.
Quella è la propria immondizia, è il proprio problema, è la propria proiezione.
Cos’è la verità? La verità non è… scaricare le nostre opinioni su qualcuno. Quella non è verità. La verità non è raccontare le nostre convinzioni sulle cose. Quella non è verità. Quelli sono proprio dei modi in cui ci nascondiamo dalla verità.
La verità è molto più intima di così. Quando diciamo la verità la sensazione è molto più quella …di una confessione.
Non nel senso di confessare qualcosa di male o di sbagliato, ma nel senso di venire completamente allo scoperto.
La verità è una cosa semplice. Dire la verità è parlare da un senso di totale e assoluta mancanza di difesa e per poterlo fare con un minimo di coerenza dobbiamo non solo aver incontrato ogni luogo in noi stessi che abbia paura di questo, ma  dobbiamo anche vedere quale sia la struttura di credenze che ho che mi dice che non posso farlo.
Perché queste strutture di credenze sono per la loro stessa natura basate sull’irrealtà,  ma saperlo non basta! Bisogna vederlo veramente, percepirlo davvero!
Esattamente, ciò che si crede quale sia l’esatta struttura di credenze che ti porta nella dualità, che ti fa entrare nel conflitto e nel nascondersi.
Inoltre, risveglio, realizzare l’inerente libertà dell’essere, se è vero ed autentico, se è reale,
significa che è dato all’intero mondo, è dato ad ognuno!
La vera libertà non è “Io sono libero”. La vera libertà è “Ogni cosa è libera!”
Che significa: ognuno ha la libertà di essere ciò che è, sia che sia risvegliato o non risvegliato, illuso o non illuso… Libertà significa che tutto e tutti possono essere esattamente come sono.
E a meno che non siamo arrivati a quel punto a meno che non abbiamo compreso che è così che la realtà vede le cose… allora stiamo in realtà trattenendo la libertà negandola al mondo la vediamo come un possesso ci preoccupiamo solo di noi stessi, di quanto possa star bene io, di quanto possa sentirmi libero io.
Ma la vera libertà è un dono a tutto e tutti. Come disse Buddha subito dopo il suo risveglio
“Io e tutti gli esseri, ovunque, abbiamo simultaneamente ottenuto la liberazione”. che dal punto di vista della mente convenzionale… è impossibile da comprendere.
Se ogni cosa si è risvegliata – potrebbe dire qualcuno – perché io non sono risvegliato?
Se Buddha ha ragione, che l’intero mondo si è risvegliato quando lui si è risvegliato, allora perché io non sono risvegliato? Non posso spiegarlo realmente alla mente convenzionale.
Ciò che Buddha esprimeva era che non era stato Buddha a risvegliarsi non era stata questa persona a risvegliarsi era stata la totalità ed era stata la realtà che si era risvegliata e che esprimeva quel risveglio attraverso questo essere chiamato Buddha.
Ma una delle cose importanti di questo è permettere all’intero mondo di risvegliarsi.
E permettere al mondo intero di risvegliarsi significa che l’intero mondo è libero.
Ognuno è libero di essere come è!
Finché il mondo intero non è libero di essere d’accordo o in disaccordo con te finché non hai dato ad ognuno la libertà di trovarti piacevole o non piacevole, di amarti o di odiarti di vedere le cose come le vedi tu o in maniera diversa finché non hai dato al mondo intero la sua libertà, allora non avrai mai la tua.
Questa è una parte molto importante del risveglio.
E’ una parte facile da lasciarsi sfuggire…Di nuovo, se fossimo pienamente risvegliati sarebbe impossibile lasciarsela sfuggire, ma la maggior parte delle persone non si risveglia pienamente all’inizio, tutto d’un colpo.
Questo è molto importante, però! Ognuno può essere ciò che è. E solo quando ad ognuno è permesso di essere quello che è quando hai dato a tutti quella libertà…quando hai dato loro la libertà che già possiedono, allora trovi dentro te la capacità di essere semplicemente onesto e reale e vero.
Perché non possiamo essere veri  finché ci aspettiamo o vogliamo che gli altri siano d’accordo con noi questo ci farebbe contrarre:
“Forse a loro non piacerà quel che dico, forse non saranno d’accordo… forse a loro non piacerò…”
Questi sono tutti modi in cui tratteniamo la libertà negandola agli altri. Quindi quando cerchiamo di proteggere noi stessi stiamo anche trattenendo la libertà negandola a tutti gli altri.
Ma se dovessimo guardare a fondo nella natura della realizzazione stessa quando la realtà si risveglia a se stessa, quando realizziamo che siamo quell’unico e solo spirito che si manifesta come tutto e tutti nella natura propria di quella stessa realizzazione c’è la libertà totale per tutto.
Adyashanti
(Traduzione Daniela Leardini)
Libri consigliati

Cosa è Illuminazione? Intervista ad Avasa

“È difficile spiegare la sensazione, era come se il mio normale modo di ragionare si fosse spostato e fosse diventato più globale. Vedevo le cose da un punto molto più globale. Sapevo che qualcosa stava per accadere. Lo potevo sentire. Tutto quanto fuori era in sincronicità con ciò che sentivo dentro….” Questa intervista che molti di voi conoscono è tratta dal libroChe cos’è l’illuminazione, Le interviste integrali a 10 maestri Illuminati Viventi” di Siddhi Dafna Moscati – Macro Edizioni.

______________________________

Intervista ad Avasa (Amarti, Toscana, 2005)

Che cos’è l’Illuminazione?

È svegliarsi finalmente alla realizzazione che “non c’è nessuno nel corpo”, e che quella cosa a cui ti riferivi come “me” o “io” non c’è, non è ciò che credevi fosse.

È risvegliarsi all’improvviso al fatto che, quando usi la parola “me” o “io”, il “tu” che la sta usando è in realtà la Sorgente dell’Universo stesso che si riferisce a se stessa. Questo è il perché “Me”, “Io”, sono il sacro nome, la parola sacra. In tutte le scritture è detto che solo Dio può nominare il sacro nome di Dio. L’uso della parola “Me”, “Io”, si riferisce al vuoto che è il corpo e in cui vive, il vuoto della mente che appare.

L’illusione è che ci sia qualcuno all’interno del corpo-mente che si riferisca a stesso con queste parole. Ma noi non siamo qualcuno, noi siamo nessuno che vive attraverso i “qualcuno”, che gioca con loro, danza con loro…

Quindi, la risposta alla tua domanda è che l’Illuminazione è quel momento in cui la Consapevolezza si risveglia al fatto che c’è solo la Consapevolezza che vive attraverso la forma umana, e che la Consapevolezza stessa originariamente credeva di essere qualcuno, qualcosa all’interno di questa forma. Questi sono dei tubi sacri (toccando il suo corpo e il mio N.d.A.), questi sono tubi sacri! Il respiro del Divino scorre attraverso essi tutto il tempo… Esiste solo il Divino qui, che vive la vita attraverso la forma umana, per il divertimento della vita.

Non so nulla di te: com’era la tua vita prima dell’Illuminazione? Questo incuriosisce molte persone, perché nella mente di molti c’è l’idea che ci sia una certa strada da percorrere per arrivare “là”, ed essere consapevoli che naturalmente ognuno può arrivare “là” in un modo molto diverso.

Questo è il problema con la parola “Là”, non è vero? “Là” è sempre “qua”! Penso che molte persone abbiano avuto un’infanzia molto difficile, ciò confonde molto… E c’è stata molta sofferenza là… Penso che questo sia vero per la maggior parte delle persone. Io ho dovuto veramente mettere in discussione molto fin dall’infanzia, molte cose… E questo è vero per molte persone che arrivano al Satsang, o che partecipano a dei ritiri… Questo investigare è già l’inizio del cammino spirituale, non è un cammino che scegli. È già predisposto…

All’età di 15 anni ho lasciato casa: ero perso… disilluso verso mia madre, il mio patrigno e il resto della mia famiglia, non mi fidavo di nessuno. Mi sono arruolato nella marina mercantile e ho fatto ciò che fanno i marinai. Sono finito in un uragano e la nave si stava quasi spezzando a metà, e ho realizzato che tutti quei grandi e robusti marinai in quel momento stavano pregando, dicendo qualcosa come: «Portaci al porto salvi!». Quindi ognuno ha questo sapere intuitivo che c’è qualcosa a cui rivolgersi… Perfino il capitano aveva il mal di mare!

Quindi ho lasciato la marina mercantile e ho trascorso 12 mesi letteralmente trasportato dalla corrente, in giro per l’Inghilterra. Non ero un hippy o qualcosa del genere, ma gli hippies erano in giro in quel periodo. Semplicemente mi sono lasciato trasportare in giro e lavoravo ovunque fossi e poi mi muovevo di nuovo. Durante quel periodo ero completamente senza scopo.

Poi, quando sono tornato nella città dove vivevano i miei parenti, avevo ancora molta rabbia che si muoveva a causa della confusione della mia infanzia. Un giorno, mi sono trovato in una situazione in cui avevo bisogno di difendermi: la rabbia è venuta fuori e ho steso a terra la persona che mi stava minacciando. Dopo questo episodio, in città sono stato considerato una persona di cui aver paura: all’improvviso mi sono ritrovato ad essere il capo della banda degli skinheads… Così ho pensato: «Beh! È un ruolo migliore da avere, ora sono qualcuno!». Ma c’era molta sofferenza presente, avere questo ruolo mi dava anche molta sofferenza perché, in realtà, a livello interiore, volevo veramente solo essere amico di tutti; e allora la sofferenza è diventata sempre e sempre più intensa, il porsi domande era senza fine, non c’era alcuna risposta, c’erano solo molte domande, altre domande apparivano ogni momento…

Così mia moglie mi ha lasciato, in realtà l’ho mandata via io perché ho realizzato che la stavo danneggiando; ero molto innamorato di lei, ma i miei stati d’animo oscillavano e questa mia rabbia costante la stava distruggendo. L’ho mandata via e ho mandato via i miei bambini e sono andato a vivere sui monti lavorando part time con un amico commerciante di antichità. Andavo in giro con lui a bussare alle porte della gente per comprare antichità, poi ho raggiunto un punto di grande depressione… Letteralmente non potevo vedere più i colori, ero così depresso che tutto ciò che potevo vedere erano le ombre grigie, nere e bianche.

Potevo sedermi, guardare i fiori e vedere la forma, ma difficilmente ero in grado di registrare il verde, il giallo o il bianco… E il suicidio era qualcosa che avevo sempre nella mia mente. Ma c’era questo sapere intuitivo che sapeva che da qualche parte esisteva una via di uscita a tutto questo, ma non sapevo dove fosse…

Per che cosa eri arrabbiato?

All’età di nove anni avevo avuto già quattro patrigni e tutti erano soliti picchiarmi; penso che la rabbia sia presente in diversa misura in molte persone, specialmente negli adolescenti, ma, in realtà, non è là per la ragione che crediamo. Quando nasciamo, non siamo consapevoli di essere in un corpo fino all’età di due anni e mezzo, quando inizia il condizionamento. Così, durante questi primi anni, non è che tu non sia consapevole di essere in un corpo, tu non sei in un corpo!

Fai esperienza della vita attraverso un corpo, ma fai esperienza attraverso di lui, non dentro di lui; poi accade che il condizionamento sociale ti porta a credere, perché questo è ciò che la società crede, che tu sei qualcosa solo nella misura di un corpo, per la durata di una vita. Naturalmente non è vero, così da quel momento soffri per un’illusione, vivi una bugia dall’inizio.

Da bambino non sei in grado di concepire ciò, non sei in grado di concepire in alcun modo, non puoi concettualizzare. Quella parte della mente che concettualizza è la mente psicologica, la parte che appartiene alla memoria, al futuro. Il bambino vive il momento, quindi la mente del bambino vive semplicemente tutto il tempo nella percezione, vede solamente ciò che è. I bambini vedono un albero e, una volta appreso il nome, sanno che è un albero, ma si fermano lì.

Non lo qualificano in nessuno modo, non lo paragonano all’albero di ieri o a quello che sarà diventato domani. E poi, ciò che accade, è che un giorno loro scivolano via totalmente dalla percezione, e tutto ciò che percepiscono è immediatamente trasformato in un concetto. Naturalmente, se concettualizzi te stesso, sembri essere quello che tutti gli altri sembrano essere, quello che tutti sono impegnati a dire a se stessi di essere.Tu credi che questo sia vero, ma non è vero, non lo sei mai stato.

Ciò che tu sei non è mai stato in un corpo umano, lo attraversa semplicemente. In continuazione fa esperienza del corpo umano; e ciò che passa attraverso il tuo corpo passa anche attraverso questo mio corpo. È lo stesso Essere. Sta danzando, giocando, muovendosi attraverso tutti questi corpi, perfino il corpo di un albero o di un fiore. In realtà è così semplice, così semplice che c’è bisogno solo di vedere per un attimo. Anche se quel vedere dura solo un secondo, in quel momento tu sai tutto, lo vedi… lo vedi esattamente nel modo in cui è.

Sei questo spazio, sei vasto, sei immenso, sei la Libertà stessa e sei ristretto in questo piccolo corpo, sei pressato in lui. Con tutto il sistema di “credo” che ricevi, tutti i condizionamenti. C’è una grande ragione per essere arrabbiato! E tutti hanno questa rabbia una volta intrappolati. Mi hai intrappolato! E perfino questo è la Consapevolezza che si intrappola, perché quando la Consapevolezza scorre semplicemente libera attraverso una nuova forma, lo fa con ignoranza… Quello sguardo innocente di un bambino… lo vedrai negli occhi di un Buddha o di un saggio ma con dietro la saggezza, non l’ignoranza.

Quindi in questo senso il condizionamento è una parte necessaria della Consapevolezza che si risveglia a se stessa, perché nel momento sei intrappolato in questo. L’Essere consapevole all’interno del corpo sente la restrizione. La sua natura è la Libertà. Inizia a domandarsi: “Perché sono ristretto? Perché sono limitato qui?”. Arrivano le domande e in molti casi arriva anche la depressione. Molte persone che vengono qui hanno sofferto di una grande depressione! Sembra che sia il modo in cui l’umanità arrivi, se arriva a questa conclusione che è l’Illuminazione. È solamente la conclusione finale: non si conclude con la mente, ma con qualcosa oltre la mente.

La maggior parte delle persone che sono qui hanno attraversato tremende depressioni, e indichi loro che questo è buono, è il modo in cui accade, è ciò che crea il fuoco… E il fuoco brucia i concetti e irrompe! C’è un momento in cui vedi che nelle persone si apre una breccia. Accade durante il Satsang. A volte, dopo un’ora del primo Satsang, le persone semplicemente si aprono. Accade molto in Italia. Sanno come ricevere ciò che si condivide nel cuore! Non devono farlo passare prima attraverso la mente: “Non ho alcuna idea di ciò di cui stai parlando, ma mi fa sentire bene”. E poi la comprensione arriva. Questo, direi, è il modo migliore di riceverlo.

Quindi abbiamo il diritto di essere arrabbiati. Siamo arrabbiati perché ci siamo intrappolati. Ci siamo limitati. E questa sensazione di restrizione, di limitazione, è la rabbia che prova a uscire fuori dalla struttura concettuale che abbiamo costruito e cerca di tornare alla percezione. Perché quando percepisci le cose, non c’è “Io” e “il fiore”, ma c’è solo “il fiorire” che accade, non c’è colui che percepisce qui un oggetto percepito. C’è solo il percepire: il “me” è presente solo quando lo concettualizziamo.

Quindi tu hai dovuto attraversare una depressione estrema per saltare?

Devi farlo! Non deve essere per forza la depressione, questo è ciò che enfatizzo ora tutto il tempo. Questo è fuori moda! Ora è attraverso la gioia, per amor di Dio, fai che sia un cammino di gioia!

Ma per te è stato un momento dopo una grande depressione?

Direi che se c’è stato un momento in cui la scala si è spostata nell’altra direzione, è stato quando mi sono trovato sull’orlo di un burrone decidendo per la milionesima volta se suicidarmi o meno. Mi sono detto: “OK! Se esiste un Dio là fuori che ha creato tutto ciò, non so dove diamine Tu sia e non so che aspetto Tu abbia, cosa Tu senta, ma devi aver fatto tutto questo di te stesso, quindi questo deve essere presente in te.

Forse puoi sentire ciò che sto dicendo e se vuoi che io salti giù, salterò!”. “Ed è iniziato a soffiare il vento, è arrivato da dietro e il mio istinto immediato è stato quello di gettarmi indietro. Mentre cadevo, ancor prima che toccassi terra, ho iniziato a ridere, perché in quel momento ho realizzato che la decisione di saltare era stata presa dall’esterno. Era ovvio che non volevo veramente saltare giù da quella rupe. La mente era semplicemente così confusa. La mente mi ha portato a quel momento e, nella settimana successiva, sono accadute delle strane circostanze. Il giorno dopo il mio buon amico e padrone di casa si è alzato, mi ha detto di non fargli domande, ma di prendere le mie cose e andarmene.

Cosa?” gli ho detto. “Per cortesia – mi ha risposto – non farmi domande. La scorsa notte mi è stato detto in sogno di mandarti via”. E così sono andato via, e tutto ciò che avevo era un cambio di vestiti e una tenda.

Ho piantato la tenda sulla spiaggia e, quando mi sono svegliato al mattino, qualcuno aveva rubato la mia tenda. Tutto ciò che mi rimaneva erano la mia borsa e il mio sacco a pelo. Ma quel giorno, un giovane ragazzo che poteva avere 9 anni mi ha fatto conoscere una donna: lui mi disse che conosceva una bella donna che mi sarebbe piaciuta. Cosa? Nove anni?! “Cosa stai facendo?!” – gli ho detto. Ma lui mi ha risposto: “No, no, sicuramente ti piacerà!”.

Mi ha portato da questa donna che lavorava sulla spiaggia… sai, era una zona di case di vacanza. Stava lavorando lì temporaneamente, e a un certo punto della giornata è arrivato il suo ragazzo. C’è stata una grande discussione e mi sono ritrovato ad andare con loro nel luogo dove lei viveva. Ho incontrato sua madre che era paralizzata dal collo in giù. Viveva su una sedia a rotelle e aveva un respiratore sotto. Ebbene, questa era la donna più piena di estasi che avessi mai incontrato! Era così tanto in pace! Poi siamo andati a prendere suo padre che doveva uscire dalla chiesa e, mentre aspettavo seduto nella macchina, ho avuto la sensazione che tutto ciò che mi era accaduto in quella settimana mi avesse portato a quel momento. Uscita dalla chiesa, mi ha detto che il padre non era ancora pronto ma, se volevo, potevo entrare a prendere una tazza di tè; e così sono entrato e ho visto due o tre cristiani che avevano appena finito una grande messa e ho pensato: “Oh, oh!!”.

avasino blogE quando hanno iniziato a parlare con me, ho sentito che queste persone avevano trovato qualcosa di molto più solido di ciò che io avevo. Ho avuto un’esperienza molto forte in quel posto! Poco dopo sono andato in una comunità cristiana e ho iniziato a vivere lì, cercando di tenere stretto quel poco che avevo provato alla presenza di queste persone. E, un mattino, andando a far colazione, mi sono sentito così appagato da non poter mangiare. Non mi andava di bere caffé o tè, ho bevuto solo dell’acqua. Questa cosa è andata avanti per tre giorni, e durante quei giorni sentivo una dolcezza incredibilmente forte nel mio corpo; e, ogni volta che respiravo consciamente dentro questa dolcezza, questa diventava sempre più forte…

È difficile spiegare la sensazione, era come se il mio normale modo di ragionare si fosse spostato e fosse diventato più globale. Vedevo le cose da un punto molto più globale. Sapevo che qualcosa stava per accadere. Lo potevo sentire. Tutto quanto fuori era in sincronicità con ciò che sentivo dentro. Un giorno, mi sono svegliato alle tre del mattino e probabilmente mi aspettavo che Gesù apparisse nella stanza, battendomi le mani sulla testa e dicendomi che tutto era OK, che avrei trovato il paradiso alla mia morte e che non mi preoccupassi di nulla, perché avevo superato il test… E ciò che è accaduto è che mentre osservavo gli oggetti della stanza, tutto ha iniziato a irradiare questa specie di luce interna che è diventata sempre più forte e ne ero affascinato perché potevo sentire questa luce interna dentro di me.

Alla fine è diventata così forte che non potevo più vedere i contorni degli oggetti. C’era solo questa luce interna che si irradiava. Ho chiuso gli occhi per andare via da lei e naturalmente era anche lì! E alla fine è diventata così forte che non potevo vedere la stanza, era veramente come se ci fosse un flusso molto nebuloso di luce, semplicemente un flusso di Consapevolezza e in quel momento mi sono chiesto cosa fosse. E subito la mia stessa voce mi ha risposto dicendomi che questa era la luce della Creazione; e mi sono detto: “Io chi sono?”, Be’, Io sono Te.

Qualcosa allora ha avuto un impatto, qualcosa è semplicemente passato attraverso il mio corpo… Questa Realizzazione… “Wow! Questo è ciò che sono! Questo è il Me!”. Poi mi ricordo di aver pensato: “Oh mio Dio! Questo è ciò che tutti cercano! Questo è ciò che ci spinge a fare qualsiasi cosa, è tutto qui! Questo è ciò che aspiriamo a realizzare!”. E potevo anche cogliere che, se avessimo saputo, avremmo potuto vivere da Ciò, e la ragione per cui vivere sarebbe stata semplicemente la gioia di vivere. Era così chiaro per me! Invece accade che la vita diventi un impegno, un problema, perché non sappiamo cosa siamo o chi vive attraverso queste forme.

Quindi siamo in questa ricerca spirituale per scoprire chi siamo e questo è difficile, questo è problematico ed è in un certo senso la ragione della vita. La vera ragione è trovare, realizzare cosa sta vivendo attraverso le forme, così vivi semplicemente per la gioia di farne esperienza. Ho visto questo veramente in modo chiaro e ho pensato: “Oh, Dio, sarebbe bello tornare indietro e condividere ciò con tutti!… Nooo…”.

Ho semplicemente lasciato andare quello era solo l’ultimo velo ed è tornato: non potevo decidere e c’era il desiderio di tornare indietro nel mondo in quel momento, in altre parole il desiderio di ricreare il sogno era molto forte e, allo stesso tempo, potevo vedere che era un sogno. Alla fine non importava più e mi sono detto: “Che sia! La tua volontà, non la mia”.

C’era ancora una minima sensazione di separazione e all’improvviso sono stato preso e l’ultimo velo si è dissolto e tutto è sparito… Io sono sparito… Quello è sparito e mi sono ritrovato per una frazione di tempo semplicemente consapevole del fatto che “io” era la Consapevolezza. Ed è sparita anche la Consapevolezza di ciò. In quel momento erano circa le quattro del mattino e il ricordo seguente che ho, il successivo ricordo consapevole, era il suono della sveglia che smetteva di suonare; sono saltato fuori dal letto, ho infilato i jeans e, mentre andavo a mungere le mucche, improvvisamente ho realizzato che non c’era nessuno nel corpo.

Ho guardato le mani muoversi, guardavo l’azione del pensiero che arrivava: spegni l’allarme, apri la porta, lavati i denti, vai nella stalla ma queste erano solo azioni, accadevano con me, non c’era nessun “me” che le pensava, c’era solo la presenza di pensare in questo vuoto e l’identificazione con il vuoto era solida… Naturalmente, appena uscito fuori dalla porta della stanza, ho realizzato ciò che avevo lasciato sul gradino della soglia della porta. Era questo piccolo appunto che diceva: “Sarebbe bello se potessi tornare indietro e condividere questo con gli altri!”.

Ecco, lì c’era solo l’immenso desiderio di condividere con gli altri e la prima persona con cui l’ho condiviso è stata la mucca. Abbiamo avuto una vera connessione quel giorno! Infatti ha spinto via il secchio che era sotto di lei e ha dato un calcio alla mosca che le stava pungendo il dorso; poi ho messo di nuovo il secchio sotto di lei e ho pensato: “Wow! Sono veramente in sintonia oggi!”. E poi tutto si è semplicemente dispiegato. Quel giorno nella Comune ho parlato con qualcuno che si è semplicemente aperto a questo. Ha avuto un assaggio là. E poi da allora è andato avanti così.

Perché se è così semplice ed è il nostro stato naturale solo poche persone sono in grado di ricevere questo dono? La mia sensazione è che si tratti di un processo e dal momento che inizi anche intuitivamente a riconoscere chi sei…

Sì, sembra essere un processo perché tu lo realizzi nel tempo, ma in realtà come può essere il senza tempo un processo? Quando arrivi a questo realizzi: “Wow! Questo è ciò che io sono tutto il tempo, non ciò che sono stato. Sono sempre stato questo!”.

Ciò che accade quindi è che è la mente che cerca di andare attraverso il processo, è la mente che sta creando il processo quindi la mente lo crea nel tempo. Ciò che accade è che è la mente che ti trattiene nel fascino dell’oggettività nella mente! – Oh! Sto raggiungendo una conclusione.Tu arrivi a una conclusione e dici: “OK, lo capisco E niente è in realtà diverso”. Ciò che intendo è che sì, hai una comprensione più elevata, ma non sei ancora arrivato nel posto giusto!

È semplice, ma è qualcosa che ci sfugge di cogliere, tutto qui! È presente sempre ma sfugge perché non si può descrivere. Puoi solo esserlo. Puoi solo conoscerlo essendolo. Se provi a descriverlo… OK, se provo a descrivere me stesso ora, mi vedo così: non ho un colore, non ho una forma, non ho un gusto, non ho un profumo, non sono una sensazione… non c’è una descrizione.

Non posso descrivere ciò che sono, eppure so cosa sono e so che Questo è ciò che sei anche tu. Tu sei lo stesso “me”. Quando questo corpo dice quel corpo, dice “me”, si sta riferendo alla stessa cosa di cui non possiamo dare una descrizione.

Naturalmente è difficile perché proviamo a realizzarlo con la mente e la mente è ciò che viene dopo Questo. È ovvio che l’annullamento, la cancellazione della mente rende questo implicito. Ciò che accade è che tutti stanno cercando, tutti coloro che nascono cercano, a meno che non siano persone molto fortunate come Shakespeare, che forse aveva genitori un po’ pazzi, o un po’ incondizionati, o un po’ eccentrici.

Esistono persone come Shakespeare che non sono condizionate, non hanno questa idea di essere qualcuno in un corpo. Lui, all’età di 16 anni, ha iniziato a scrivere perché aveva realizzato che tutti si muovevano in un mondo problematico, e che lui era presente in esso nella sua libertà. Quindi ha condiviso nel modo in cui lui condivideva.

È molto raro che questo accada, perché veniamo condizionati. Fin da piccoli ci dicono cosa siamo: sei un bambino piccolo, una bambina piccola, sei cattivo, sei buono… Così tu prendi tutte queste etichette e le attacchi sul vuoto, e lentamente costruisci questa identità; poi devi mantenere questa identità, e allora rimettere a posto queste etichette sul Vuoto diventa un’attività costante. Un giorno, improvvisamente, non puoi più farlo: semplicemente leggi le etichette e dici: “Io non sono questo, io non sono questo, io non sono questo”.

Arrivi a questo centro vuoto e in molti casi lo sforzo di riattaccarle semplicemente ti rende esausto, loro cadono e tu arrivi… Wow l’assaggio! Vedi, sembrerebbe essere un processo, sì sono d’accordo ma in realtà ciò a cui arrivi è già ciò che sei sempre stato al 100%.

Ma questa è la cosa assurda che sento: stai parlando di qualcosa di cui non è possibile parlare eppure io lo sento molto chiaramente…

Va compreso intuitivamente e se l’intuizione è chiara, l’intuizione è l’aspetto femminile dell’energia che determina la comprensione. Se questo è chiaro, allora l’aspetto maschile, l’intelletto, si mette alla pari; e una volta che l’intelletto ha la chiarezza che ha l’intuizione, allora questo può essere condiviso. E ovviamente questa è, intendo nel mio caso, la funzione di questo corpo: di condividere con i Satsang.

Ma alcune persone lo fanno come l’ha fatto Shakespeare, con la scrittura, diventando uno dei grandi letterati; altre persone lo fanno attraverso la pittura, la poesia, insegnando ad altri a ballare… Perché una volta che riconosci intuitivamente cosa sei, il movimento che viene attraverso il corpo è fluido, non viene bloccato o intrappolato o filtrato attraverso i concetti, e così sorge puro in azioni spontanee, e così può essere condiviso… Tutti sappiamo di cosa si tratta, tutti noi, non c’è alcun dubbio su questo.

Sento che c’è una differenza, sebbene non ci sia, tra una persona che “non c’è più” e una persona che ancora…

La persona che “non è più qui” e pensa ci sia un “là” dove essere… Dove sei tu in questo momento? Sei “là” o “qua”? [Risate]

Mi sto sforzando di essere “qua” o il contrario..n.

Io penso che tu sia “qua”… È uno sforzo lo stare “là

Sì lo è… la mente ha ancora molte domande.

Ma finché le domande non avranno ricevuto una risposta, la mente non starà ferma. Perché è la mente che porta la mente a fermarsi… Quando la mente ha informazioni sufficienti, allora si orienta e arriva alla conclusione finale. La ragione per cui non posso concludere questo è perché continuo ad attivarmi per arrivare a una conclusione, e l’assenza di questa attivazione rimuove l’ultima increspatura sulla quiete: la mente vede ciò chiaramente e dice a se stessa: “OK, mi arrendo, non posso arrivare a questo…”.

Vede questo come un risultato della comprensione, non è un arrendersi “fatalistico”. La mente dice a se stessa: “Vedo questo, non posso arrivarci con questo. Perché allora non devi fare delle pratiche o usare una tecnica per provare a tenere le domande a bada, perché questo è ciò che fanno le tecniche, trattengono le domande, trattengono quell’attività che ancora vuole entrare in gioco, le trattengono in ombra. Ciò che ottieni in realtà è una mente calma che viene raggiunta attraverso la concentrazione, e quella mente calma, quella descrizione, sembra molto simile al silenzio…

Ma il silenzio è l’assenza di una mente calma, è un posto completamente diverso. Non puoi arrivarci con la concentrazione, arrivi là con la tensione aperta, quando tutte le domande hanno finalmente avuto risposta e ti ritrovi in questo silenzio; e a volte la mente è presente in questo chiacchierìo, quel pazzo pappagallo sullo sfondo che ti dice cosa stai facendo, quando tu puoi già vedere che lo stai facendo, mandando avanti commentari tutto il tempo. E a volte quella mente è calma e tu diventi improvvisamente consapevole della mente che è calma.

Il modo in cui divieni consapevole della mente calma è precedente alla mente calma. È il silenzio. Questa è la differenza. Non puoi arrivare al silenzio con una pratica o un metodo o una tecnica. Buddha ci ha provato probabilmente più duramente di ogni altro. Un giorno si è svegliato nella giungla e ha detto basta! Basta! Si è seduto sotto a un albero, ha lasciato andare tutte le tecniche che non funzionavano e in quel momento è arrivato alla realizzazione. Ha visto la futilità. Ha compreso che non c’era alcun metodo… non ne aveva bisogno.

_______________________________________________

Siddhi Dafna Moscati, Che cos’è l’illuminazione, Le interviste integrali a 10 maestri Illuminati Viventi, Macro Edizioni 2007, EAN 9788875077952

Il presente articolo è tratto dal libro. Che cos’è l’illuminazione, Le interviste integrali a 10 maestri Illuminati Viventi , di Siddhi Dafna Moscati – edito da. Macro Edizioni, www.macroedizioni.it per gentile concessione.

Il coraggio di vivere senza sapere come – Unmani

di Unmani

Unmani sarà tra i molti ospiti del festival Sand Italia 2016, a Titignano, in Umbria.

Per info e prnotazioni: http://ext.macrolibrarsi.it/eventi/sand-italy-2016/?pn=5525

unmani-smiling7La verità è ciò che non so. Quando non credo ciecamente ai miei pensieri e alle credenze
socialmente accettate su chi dovrei essere o su come dovrei vivere, cado in un abisso di non
sapere. Di solito è socialmente inaccettabile ammettere che non sappiamo o che ci sentiamo veramente persi. Abbiamo tutti l’anelito di tornare a casa, a un senso di unità e d’llimitatezza, ma non abbiamo idea che sia proprio il non sapere la via. Non sapere è considerato pericoloso, spaventoso, minaccioso, debole, stupido, ma sotto tutte quelle credenze, la verità è che nessuno sa.

Non vogliamo apparire deboli e insicuri. Stiamo tutti disperatamente cercando di conoscere, per coprire la vulnerabilità e il senso di smarrimento. Cerchiamo di colmare quest’aperto immenso vuoto con ogni cosa possibile, in modo da non sentire il disagio di ciò che è veramente qui. Per tanto tempo abbiamo represso i nostri sentimenti, le paure e le aspirazioni, da avere la percezione che se cominciassimo a riconoscerle tutte, sarebbe come uno tsunami, che ci distruggerà.

Può essere, però, ancora più doloroso vivere cercando disperatamente di mettere un coperchio su tutto. Alla fine il dolore di continuare a sopprimere diventa più grande della paura di esporre ciò che è stato soppresso. Si può arrivare a sentire un sollievo nell’ammettere, finalmente, ciò che proviamo veramente e ciò che davvero sappiamo o non sappiamo.

Il non sapere è stato ritenuto un problema da risolvere, e prenderne atto è una lacuna che è
necessario colmare con il pensiero che, di fatto, sappiamo. Ci siamo posti, adoranti, ai piedi della mente e abbiamo creduto che la conoscenza del pensiero sia la verità. Ma quando si ammette che il pensiero è inaffidabile, e solo un tipo superficiale di conoscenza, ci scopriamo in un ampio spazio aperto.

È quest’ampio spazio aperto la vera libertà, la vitalità e l’amore che tutti noi desideriamo,
ma forse non arriva nel pacchetto che abbiamo immaginato o sperato. Ci possono essere
sentimenti di disagio, dei timori, si può creare confusione a volte, ma almeno l’onestà di stare con ciò che è veramente qui. Lo sforzo di cercare di mascherare il tutto è troppo per essere, alla lunga, sostenuto.

Da quest’ampio spazio aperto del non sapere, giunge la vera conoscenza e il coraggio di vivere. Si cessa di venerare la mente, si sente invece ciò che è reale, ciò che è veramente conosciuto di là del pensiero. Muovendoci e navigando da una più profonda conoscenza che deriva dal non sapere.

Il coraggio giunge dal non sapere. Il coraggio di riconoscere ciò che è veramente qui. Il non sapere è stato interpretato come una debolezza, ma in realtà si tratta di una fontei forza, di potenza e di coraggio. Il vero coraggio non sta nel fingere di essere duri e forti, ma nel riconoscere che non sappiamo e nell’esporre la nostra vulnerabilità, sapendo che questo non è un problema, ma solo una maggiore libertà e apertura. È il coraggio di vivere allineato con la verità che sei, piuttosto che con quello che pensi.

Vivere con il coraggio di non sapere come vivere, viene da quella volontà di sentire e percepire ciò che è qui. Per, infine, ascoltare i segnali innocenti ma saggi che passano attraverso questi sensi corporei. Senza l’aggiunta di un pensiero che interpreta o di quell’attitudine a pensare che sai già, sovrapposta a questi segnali, ma restando in un vero ascolto e rischiando di rispondere alle circostanze e le esperienze della vita senza la necessità di capire il loro significato.

Quando non cerchiamo più di forzare la vita in ciò che pensiamo che dovrebbe essere, un flusso si manifesta. Quando abbandoniamo lo sforzo di adeguarci a quello che noi e gli altri pensano, si apre una grande fiducia e rilassamento. In qualche modo la vita risponde inondandoci di sorprendenti doni. Questi doni possono giungere in tutte le forme, e non necessariamente in quelle che ci piacciono o che pensiamo dovrebbero essere qui. La vita continua ininterrottamente a sfidare le nostre credenze su come le cose dovrebbero o potrebbero essere.

Il flusso di questi doni arriva dal nulla. Proprio quando abbiamo veramente perduto la speranza, allora succede qualcosa.

Proprio quando siamo felici dove siamo, una porta si apre. Proprio quando pensiamo che siamo perduti, scopriamo che ci stiamo trovando. Questi doni sono sempre qui, quando siamo troppo presi dai pensieri, però, manchiamo di cogliere giusto ciò che è sotto il nostro naso. Il flusso della vita accade sempre, ma cerchiamo così spesso di dirigerlo, di controllarlo, in base a ciò che pensiamo o alle nostre paure. Lasciarsi andare e cadere a ruota libera nella vita, possono farci sentire che rischiamo la morte, ma è proprio questo che comincia veramente a farci sentire vivi.

Quando smettiamo di cercare l’amore, la libertà, la pace manipolando noi stessi e la vita, la cosareale inizia a sgorgare. È sempre stata la tua natura, sei sempre stato la Vita stessa, ma quando la vita è finalmente riconosciuta in modo consapevole, c’è un celebrare se stessa.

Unmani, 23 giugno 2016

(Traduzione di Elsa Masetti)

 

Link originale https://www.scienceandnonduality.com/the-courage-to-live-without-knowing-how/