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La libertà oltre la ricerca/2 – Karl Renz

D: Mi è difficile comprendere il legame tra la sorgente di quel “me” ( il ricercatore) e la sorgente di chi  non ne ha.

R: Non c’è niente da rinnegare. Non c’è che il Cuore, senza secondo cuore.  Il “me” è l’idea che esista un secondo cuore, che ci sia un me me-stesso. Il me è falso, è creato dall’immaginazione di un secondo sé. La prima esperienza “Io” ha bisogno  di un secondo. Deve prima esserci chi fa l’esperienza assoluta, affinché la prima nozione “Io” sia sperimentata come la prima nozione della coscienza pura.. Con quella esperienza, la crisi esistenziale comincia, perché è la radice di “Io sono” e di “io sono il mondo” o “io sono Carlo Con questa prima idea di esistenza, c’è già la separazione. Prendendo l’immagine di quello che è la luce della coscienza pura per ciò che tu sei, tu prendi un’esperienza per una definizione di ciò che tu sei. In questo senso, persino “essere” è già troppo.

Non puoi rinnegare niente,perché il Sé non ha mai relazione con lui-stesso. Per avere una relazione bisogna essere due, ma non c’è nemmeno “uno”. L’idea di uno e di secondo sono delle idee. Così,  quando l’idea di secondo scompare, cade anche  quella  di “uno”.  E’ la ragione  per cui Quello  si chiama la non-dualità e non l’unità. L’unità è ancora la radice della separazione: se c’è uno, ci sono de. Allora cosa fare?

D: La sorgente che crea il sogno ha una intenzione?

R: No, non c’è che la libertà. E’ totalmente libera, senza scelta, senza intenzione. E’ perciò incapace di scegliere o di avere una qualsiasi intenzione. E’ per questo  che non può evitare di risvegliarsi a quell’”Io”. E’ la sua natura, non può evitare di risvegliarsi. E ciò che s’è risvegliato, tu non puoi disfarlo. Pertanto tutto ciò che fai come ricercatore è di tentare di disfare questo primo risveglio all’ “Io”. Tu puoi disfare la realizzazione  di ciò che è il Sé, come se potessi ritornare da dove vieni. Questo implica per forza l’idea che tu hai perduto ciò che sei, e questa idea è ancora il “me”, il pensiero-radice di “Chi sono io?” e di tutte le altre domande.

L’apparenza di chi domanda (io) o della persona che fa l’esperienza è già immaginazione. Tu sei “prima” di questa prima immaginazione.

D: E’ per questo che raccomandi sempre di essere “prima”?

R: All’inizio “prima” è forse un concetto, ma in effetti non è che l’innocenza. “Prima” tende verso l’innocenza, verso ciò che non può in nessun caso essere sentito, che non è mai una sensazione. Come la domanda “chi sono?”, indica il mistero dell’esistenza. Così tutte le idee che hai riguardo alla tua storia,alla tua nascita, alla tua ricerca e a tutti i problemi che vengono dall’idea “sono in vita”, saranno forse annientati da quel mistero, perché non c’è nessuna risposta ad alcuna domanda. Tutto quello non è che un concetto. Tu non hai bisogno di quello per essere ciò che sei.

Non posso che indicare ciò che non è temporaneo qui-ora, ciò che è presente ad ogni momento.: Ciò che tu sei, ciò senza cui niente potrebbe accadere, questa percezione stessa, ciò senza cui non ci sarebbe né visione, né niente di visto, ciò che non è mai cambiato né toccato da nulla, quel silenzio, quella calma assoluta, quel che era presente il momento prima e il momento dopo, e tutti i momenti, ciò che è senza cambiamento malgrado tutti i cambiamenti. Chiamare Quello “prima” significa semplicemente che Quello non cambia mai, che è prima di qualsiasi idea. E’ totalmente solido, mai nato, mai morto, è l’esistenza assoluta.

D: Cosa vuol dire completamente solido?

R:  Così solido che di più non si può esserlo. Non può essere mosso. Come Quello non esiste  niente,  Quello non può essere racchiuso in una forma né trasformato. Non se ne può far niente. E’  anteriore a ciò che esiste, qualunque sia la forma di questa esistenza, perfino prima  della luce che si manifesta in forma e non-forma, in materia e non-materia. E prima  di quella luce, in sé, è solido. Tutto il resto è effimero e oggettivo. E’ abbastanza solido?

D: E orribile!

R: Tuttavia Quello solo è il silenzio, che non può mai essere oggettivato in nessuna forma d’esistenza, che non può essere cambiato né trasformato nella sua essenza,  che non  fa mai parte del va-e-vieni di una qualunque idea. Quello solo è solido come l’esistenza stessa, che mai muore,  né nasce, né va , né viene. Checché se ne dica, Quello è totalmente incondizionato, perché in Quello, non c’è niente che possa essere condizionato. Per questo motivo, tutti i condizionamenti, tutto  ciò che puoi sperimentare, è immaginazione. Ciò che è la vita stessa non può mai nascere, né morire né essere un’idea effimera. In questo senso, tutto ciò che può essere immaginato, è morto.

D: Si può dire che non si conoscerà mai quel mistero perché si è?

R: Forse, forse. Forse che dubiti di esistere?

D: Io non ne so niente!

R: “Non ne so niente” è un bel riparo dietro  cui ti nascondi. Per non saperne niente, bisogna già esistere. Non c’è modo di uscire da ciò che sei. Se dici: “non esisto”, tu esisti ancora, tu hai solo cambiato concetto. Nessuna comprensione, nessuna forma di profonda realizzazione dell’esistenza potrà farti uscire da questo “io”. Il primo concetto “Io” è indistruttibile.

Karl Renz

3ème Millénarie n. 72 – Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini

Da: http://www.revue3emillenaire.com/it/?p=338 http://www.revue3emillenaire.com/it/?p=342

Il segreto aperto – Tony Parsons

In un certo senso il segreto è nascosto e in un altro  senso è completamente ovvio. Perchè proprio ora, peoprio questo è tutto ciò che c’è. In questi corpi-mente sta accadendo un vedere chiaro: c’è solo vedere. Da qualche parte, però, nella mente c’è l’idea – e questo è il dramma – che ci sia qualcuno che se ne sta lì seduto e che vede. Ecco la sottigliezza di questo e la sua verità.

Quando il risveglio accade (e lo fa piuttosto spesso adesso), una delle cose che le persone riportano di più nei loro racconti è che ciò che vedono è totalmente ovvio. E’ così ovvio. E’ proprio accanto a ciò che pensi stia acadendo ora. Tu pensi di vedermi: in efetti, tutto ciò che sta accadendo e che c’è, è il vedere me, o qualunque altra cosa stia sorgendo. La differenza tra il risveglio e il non risveglio – tra il vedere e il non vedere – è semplicemente il vedere che non c’è nessuno qui. Non c’è il “me”.

Se vuoi possiamo chiudere gli occhi e provare a trovare questo “me”. Ciò che sorge nella consapevolezza sono sensazioni. Ci possono essere sensazioni nel corpo, pensieri… non importa che cos’è che sorge, non puoi trovarci il “me”. Dov’è il tuo “me”? Continua a cercare il “me” e tutto ciò che troverai saranno sensazioni, sensazioni corporee, consapevolezza di un corpo, consapevolezza del pensiero “non mi trovo”… E la cosa strana è che ciò che cerca il “me” è ciò che sei. Tu sei ciò che sta cercando il “me”. Tu sei l’Uno. L’Uno è ciò che vede, che vede ogni cosa. L’Uno è ogni cosa e vede ogni cosa come se stesso.

Quello che è successo è che, per qualche motivo, abbiamo cercato qualcos’altro, qualcosa di personalizzato, un oggetto chiamato illuminazione; qualcosa che sia là fuori e che discenda dal cielo e ci riempia con una nuova energia; qualcosa che arriva e ci è aggiunto. Infatti, ciò che cerchiamo è la perdita dell’idea di un “me”. E’ solo la perdita di un’identità personale, che non è mai stata comunque reale. Cerchiamo la perdita di una irrealtà. Ogni cosa è perduta e, in un certo senso, il “me” è ogni cosa. Siamo gente ricca che cerca di trovare il Regno dei Cieli. Ogni volta che c’è un “me” che ha un concetto di sè, dell’importanza della vita e dell’importanza dell’illuminazione, siamo gente ricca.

Tutto se ne va e non rimane nulla, se non questo vedere; solo il chiaro vedere delle sensazioni, della vita che apparentemente accade. Questo chiaro vedere viene dal nulla. E’ come se, sebbene non ci sia nulla lì, ci sia solo il vedere la vita che accade. Senza nessuna sensazione che ciò che succede abbia bisogno di cambiare, migliorare o peggiorare; senza giudizio di alcun tipo, o nessuna sensazione che ciò che è conduca da qualche parte. Oltre questo vedere chiaro, risiede l’Uno. Quindi ciò che vai cercando c’è già. In realtà, per tutta la vita c’è stato questo vedere chiaro. Ciò che lo vela è l’identiificazione, come se ci fosse qualcuno di separato che vede. E anche quel velo è completamente divino. E’ solo uno spostamento di percezione da quello a questo. E’ incredibilmente semplice, diretto, disponibile.

L’illuminazione è totalmente a portata di mano. La luce è tutto quello che c’è. Tutte queste idee che hai sullo scalare montagne e meditare per vent’anni, rinunciare ai desideri… risvegliarsi non ha niente a che vedere con tutto questo. La luce è tutto quello che c’è. Non c’è nulla che debba essere atto, semplicemente perchè l’intera questione è vedere proprio questo. Chi è che deve fare qualcosa al riguardo? C’è sempre questo, c’è solo sempre questo. Ovunque tu vada, c’è solo questo. Non farti l’idea che il risveglio possa accadere soltanto a persone che abbiano cercato intenzionalmente per anni. […]

[…] Quello che intendo, quindi, è che il risveglio non ha nulla a che fare con la storia. In un certo senso, un ricercatore di lunga data può collezionare molti concetti e divenire quello che Cristo chiama “un uomo ricco”.

Tony Parsons
Tratto dal libro: “Tutto ciò che è”

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E’ questo il miracolo – Jeff Foster

Nel mezzo dei miei vent’anni, in seguito a una profonda depressione, sono diventato un ricercatore spirituale molto serio. Il mondo era diventato troppo e volevo scappare nella Vacuità dietro al mondo e vivere lì. Volevo liberarmi di Jeff e di tutti i suoi problemi e dimorare nell’Assoluto col mio amico il Buddha. Ho visto con chiarezza i problemi dell’esistenza: l’impermanenza di ogni cosa, l’inevitabilità della morte, la natura illusoria del sé, la natura vuota di tutti i fenomeni. La mia risposta è stata di staccarmi dal mondo.

Ma sono andato troppo in là e sono caduto nel Vuoto. Mi sono staccato così tanto che il mondo non mi interessava più. Mi sono intrappolato nel nulla. Gli alberi non erano più alberi, le montagne non più montagne, i fiumi non più fiumi. La vita è diventata fredda e senza gioia. Non c’era nessun me. Nessun te. Nessun sé. Nessun altro. Nessun mondo. Nessun passato. Nessun cammino. Nessun futuro. Nessun amore. Nessuna vita. Nessun significato.

Il sole sorgeva e tramontava, la pioggia cadeva  e smetteva di cadere, volti e voci apparivano e scomparivano nello stesso momento e io non ne facevo nessuna esperienza. Solo il vuoto era reale, solo il nulla. Per me il mondo aveva cessato di esistere. E pensavo di essere illuminato!

Credevo di essere un uomo reale, non uno di quegli sciocchi ignoranti che erano ancora persi nel mondo ‘relativo’, di quelle persone non spirituali che ignoravano la loro ‘vera natura’. Allora pensavo che la non dualità fosse questo. Pensavo che la non-dualità fosse staccarsi dalla vita e dimorare nel vuoto.

Quello che allora non potevo vedere era che il distacco assoluto dalla vita era completamente dualistico.  Ci vuole una persona per essere distaccati, e un mondo per esserne distaccati. Naturalmente dopo una vita di sofferenza, inizialmente è stato un sollievo trovare il vuoto e scappare dall’inferno che era diventata la mia vita. Ma il vuoto era diventato un’altra trappola.

Quello che al tempo non vedevo era che il vuoto è totale pienezza. Dimoravo nel vuoto ma c’era ancora un ‘me’ che faceva il dimorare. Il vuoto non era ancora collassato nella pienezza. Non ero ancora morto. Non mi ero ancora innamorato di ogni cosa. Ed è lì che tutto si indirizzava.

Finalmente il distacco è collassato. Tutto lo fa prima o poi. Finalmente c’è stata la morte della persona, la persona che poteva o meno essere distaccata, e un rivelazione, per ness-uno, che questo è proprio ‘quello’. L’assenza di gioia se n’è andata, e c’è stato un immergersi nel mistero assoluto di tutto questo…del tutto al di là di ogni parola, al di là del linguaggio.

A lungo c’era stata un’assenza di vita. A lungo mi ero seduto a guardare il mondo senza di me. Il mondo era diventato il mio nemico, perché essenzialmente non era reale. le interazioni umane quotidiane avevano perso significato perché non c’era nessun altro. Era stata una tale negazione del relativo, una tale negazione del mondo. C’era ancora un ‘me’ che negava la vita.

E allora tutto è collassato…. Jeff, è collassato sull’erba del prato, totalmente esausto, ha guardato su alla luce che trapelava tra gli alberi e la Vita ha detto:

“VIVI, DANNAZIONE, VIVI!”

Il vuoto è collassato nella forma. La forma è collassata nel vuoto. E allora non c’era più né forma né vuoto. C’era solo questo, senza più alcun modo di sapere che cosa questo sia. La persona si è dissolta nella meraviglia.

Gli alberi erano di nuovo alberi, le montagne erano di nuovo montagne, i fiumi erano di nuovo fiumi. Ogni cosa è ritornata al suo posto. Alla sedia era permesso di essere di nuovo una sedia, mentre nello stesso tempo, naturalmente, era l’espressione divina, era l’Unità che giocava al gioco di essere una sedia. Una tazza di caffè poteva ancora essere una tazza di  caffè, un pensiero un pensiero, una sensazione poteva ancora essere una sensazione. La tristezza poteva esser tristezza, l’amore poteva essere amore. Ogni cosa era se stessa e nulla era mio. Le parole non riescono a catturarlo, ma finalmente si poteva vivere una vita ordinaria, e la vita ordinaria era l’unico miracolo.

C’è stato un ritorno al mondo anche se era solo un mondo apparente, anche se era tutto un sogno, anche se non c’era nessun me e nessun altro. Improvvisamente dopo anni di essere distaccato e di voler essere distaccato c’è stato un rilassamento in quello che è. L’intera cosa è collassata in una vita molto ordinaria.

Ma il ricercatore era morto. La ricerca era morta. Jeff è morto e ‘Jeff’ è rinato. C’è stata la crocefissione e la resurrezione tutto in uno, anche se in definitiva nessuno è stato crocefisso e nessuno è risorto, e questo è il messaggio finale della croce.

Quello che è è stato visto come il miracolo. Ed è sempre abbastanza. L’idea stessa di spiritualità se n’è andata. Quel concetto non era più necessario. Concetti di ‘risvegli’ e ‘illuminazione’ e ‘nulla’ se ne sono andati. Concetti di pratiche e scopi e conseguimenti futuri se ne sono andati. Perché? Perché l’erba era abbastanza, l’albero era abbastanza, il terreno sotto ai miei piedi era abbastanza. Mi sono innamorato del terreno solido o il terreno solido si è innamorato di se stesso e la ricerca di una vita è terminata.

Come dice Ramana Maharshi:

Il mondo è illusorio.

Solo Brahman è reale.

Brahman è il mondo.

Quando dico “Questo è tutto” o “la liberazione non è un qualcosa che puoi ottenere” non intendo dare un insegnamento. E’ un tentativo di condividere un vedere. Non sono un insegnante. Poiché sono nulla non sono né insegnante né studente. Sono quello che dici tu e sono anche ogni cosa. Tu sei quello che sono e io sono quello che sei. E tutto finisce qui in un’intimità al di là delle parole.

“Non c’è niente da conseguire” non è un insegnamento, è un confessione.

E’ questo il miracolo. L’uccellino cinguetta, il gatto miagola, e questo organismo corpo-mente qualunque cosa sia, qualche volta parla di non dualità. E poi va a casa e si beve una tazza di te. Quando si parla di non-dualità si parla sempre di qualcosa di cui non si può parlare. Quando ci attacchiamo a idee del sé o idee del non-sé, o idee di pratiche, o idee di non pratica, cadiamo nella dualità. E’ assolutamente chiaro che la non dualità non può venire contenuta in nessun concetto, nessuna filosofia, nessun sistema, nemmeno il più raffinato.

La mente vuole sempre trovare  un posto dove riposare tipo non c’è nessun sé, non c’è nessuna scelta. Ma la non-dualità non offre nessuna casa al senza tetto. E’ una caduta  libera nel non-sapere.

Nel vedere chiaramente che non c’è nulla da fare, perché questo è già completo, la stagnazione se ne va. Ci può essere un saltare fuori dal letto, col cuore completamente aperto a un altro giorno di non-sapere. “Nulla da fare” è solo un altro concetto, “qualcosa da fare” un altro concetto.

Nagarjuna ha detto:

Dire che “è” è attaccarsi alla permanenza.

Dire che “non è” è attaccarsi al nichilismo.

Quindi la persona saggia

Non dice “è” o “non è”.

E Bodidharma:

Chiunque sa che la mente è una finzione e priva di qualunque realtà, sa che la sua mente né esiste né non esiste. I mortali continuano a creare la mente sostenendo che esiste. E gli Immortali continuano a negare la mente sostenendo che non esiste.

Guarda: parte della danza è che su questo sorprendente pianeta  ci sono da fare un milione di cose, almeno così sembra! Questo mondo, lo sanno tutti i bambini, è un terreno di avventura. Né esiste, né non esiste, ma in ogni  caso è un terreno di gioco.

E così l’intera cosa finisce nell’assoluto paradosso di tutto questo. Nulla da fare, un sacco da fare. Nulla, qualcosa. Sé, non-sé. C’è qualcuno, non c’è nessuno. Gli opposti collassano l’uno nell’altro, e quello che viene visto è che la non-dualità non può mai venire compresa. Questo è un’immersione nel mistero, totalmente al di là delle parole. Ed è  questo che indicano tutte le parole di tutti i libri.

Sì non c’è nulla da ottenere perché è già tutto qui. Viene visto che l’intimità e l’amore non-condizionale che sono stati sempre cercati sono proprio qui.

E allora l’intero paradosso della non-dualità viene risolto e viene visto che in realtà non c’era mai stato un paradosso.. E’ la danza divina, è l’intrattenimento cosmico, è Lila, è il nulla che è ogni cosa. E nel vedere questo con chiarezza tutte le domande si dissolvono e quello che rimane non hai modo di conoscerlo.

Sì, tutto finisce nel mistero, nell’amore assoluto. Come posso  comunicarti questa intimità e questa libertà, questa pace e vuoto e pienezza di essere semplicemente seduto su una sedia, proprio adesso? O di respirare, o dei suoni che accadono.

E così il paradosso viene risolto qui nella semplicità assoluta e nella meraviglia di quello che è. Nell’accadere del respiro, nei rumori della stanza, nel tepore della mia tazza di tè, nel crocchiare dei biscotti, nelle briciole che cadono sui pantaloni. La ricerca di una vita finisce qui e c’è solo gratitudine per la tazza di tè, per i biscotti, per questo, così com’è. Nessuno beve il tè, nessuno mangia i biscotti e nessun scrive queste parole, eppure, che miracolo è tutto questo, e come sono stato pazzo e innocente nella mia pazzia cercando qualcosa di più di questo, quando ogni cosa di cui avevo bisogno era proprio qui.

Proprio qui nel posto dove non sono.

Jeff Foster (da Un’assenza straordinaria)

La libertà oltre la ricerca – Karl Renz

D: E’ il cercatore in me che decide di cercare, di conoscersi?

K.R.: Il cercatore non può nemmeno decidere cosa cercare. Tu non hai il libero arbitrio per poter decidere cosa cercare o non cercare. Non puoi volere ciò che vuoi. Einstein ha detto: “La sola ragione per la quale posso sopportare gli esseri umani, è che non possono volere ciò che vogliono”. Perché il momento seguente, qualunque sia il desiderio che si manifesta, è già presente. Non c’è niente di nuovo. Quel pensiero “io” si impossessa dell’idea di ricerca come se fosse sua, ma quell’idea è già lì. Non c’è un cercatore, non c’è mentale. Il ricercatore e il mentale sono loro stessi dei pensieri. Il pensiero è una finzione e una finzione non può crearne un’altra, un’immagine non può crearne un’atra. Tutto viene da quella sorgente assoluta, che non può essere immaginata, ma quella sorgente assoluta non ha direzione. E’ la libertà. Però il pensiero “io” cerca di intraprendere una ricerca spirituale, ma anche quello è falso e fa parte della realizzazione. Le cose sono come sono, non c’è alcuna possibilità di cambiare nulla. Allora non rimprovero nessuno. Non c’è nessuno da rimproverare, ma se vuoi proprio rimproverare qualcuno rimprovera te stesso per tutto ciò che è e non è. Niente si è incarnato, niente è mai nato, dunque niente può morie. Niente è venuto, perciò niente può partire, è il significato di “Non è mai accaduto niente” Nessuno si è mai incarnato. Perfino questo samsara è infinito come quello di cui è fatto. Di momento in momento contempli la tua natura infinita e non puoi cambiarne nessun aspetto, perché ogni aspetto è assoluto come tu sei. Allora sii Quello che si realizza in quello che è la realizzazione perché non c’è alcuna differenza. E’ Quello il silenzio e la pace che cerchi. Tutto il resto è  la guerra, la guerra contro te stesso, perché non c’è un secondo sé. In effetti, è stupido, ma ti piace questa lotta. Ma se tu ti uccidi, nessuno è ucciso, perché non puoi uccidere chi non è mai nato. In tutta questa carneficina, tutto questo mondo di bene e di male, siccome niente è nato, niente è ucciso. Lascia dunque il mondo occuparsi del mondo, è sicuramente in buone mani, le tue. In realtà non puoi fare niente, non puoi nemmeno cambiare il sogno che hai già sognato. Allora rilassati e divertiti, perché nessun altro sè si divertirà per te al posto tuo.

La ricerca è importante solo perché pensi che c’è e che farà una differenza per ciò che sei. Vedi che tutte le differenze vanno e vengono, e che tutte le differenze non cambieranno mai ciò che tu sei. Allora chi se ne preoccupa?

Dapprima, tu credi a questa sciocchezza: voler sapere chi sei. Poi scopri che non potrai mai esserlo. Finisci per rassegnarti e ti ritiri dal gioco. E’ la rassegnazione totale! Il solo modo di uscirne da tutta quella miseria, falsità sofferenza è di essere ciò che è, molto semplicemente. Quando non resta nessuna speranza che questo abbia mai fine, non c’è più inizio e nessuno che si preoccupa  e, in questa noncuranza, tu ridiventi ciò che sei, la pace stessa! Il silenzio assoluto che non è mai nato e non morrà mai, in nessun modo. E’ l’innocenza assoluta.

Spero che questo non sia chiaro.

Quando parlo in tedesco dico: “ Spero che tu abbia ucciso con delle parole ciò che può essere ucciso con delle parole!”

Ma le mie parole non potranno mai uccidere ciò che sei. Le parole non servono che a uccidere ciò che può essere ucciso. Forse semineranno ancor più confusione e forse avrai l’esperienza assoluta nonostante questa totale confusione? Tu sei eternamente ciò che sei, in nessun caso a causa di una ricerca, di un concetto, di una idea qualunque. Tu sei malgrado tutta questa confusione. Ora la confusione è il paradiso e questa non conoscenza assoluta è l’assenza totale di colui che conosce o non conosce. Questo silenzio si chiama felicità, la felicità non condizionata, indipendente da colui che può essere felice o infelice. L’assenza di una idea di te, questa nudità, si chiama gioia. E’ la gioia del sonno profondo; risvegliandosi da un sonno profondo, tutti dicono: “Oh, era stupendo, non so cosa è successo, niente è successo ma era… divino!” Non ti risvegli mai, non ti addormenti mai, perché sei Quello che non si sveglia mai, che non dorme mai, ciò in cui appaiono tutti I sonni e tutti I risvegli. Sei inesauribile, non hai bisogno di dormire e chi ha bisogno di dormire, lascialo dormire, lascia che si svegli, lascia che si occupi di ciò che ha da fare. Tutto è già fatto, allora che fare? So che è molto difficile vedere che questa inutilità è la felicità, il paradiso. La mente non lo può accettare, tenterà senza posa di andare ad incontrarla, perché nel paradiso non può esistere, non ha più lavoro. E’ allora che si produce la resistenza, perché ha bisogno di sentirsi utile, d’essere attiva. Così lasciala lavorare ma tu, tu sei l’inutilità.

D: Per essere bisogna non fare niente?

R: quando lo stomaco vuole digerire, tu non gli dici:” smetti di digerire” La testa è proprio come un secondo stomaco. Lascia che  lavori chi vuole lavorare, chi se ne importa? Invece tu, tu sei il più pigro dei pigri. Tu non hai mai fatto niente, tu sei Il Silenzio stesso, che è la pigrizia stessa. Lascia lavorare  chi può lavorare, ma conosci te stesso attraverso quella pigrizia  che non fa mai niente, che non fa mai nemmeno niente. E’ la nudità stessa e per l’essere niente non deve venire né andare. Tutte le vecchie conoscenze, tutte le nuove invecchieranno, spariranno, ma non ciò che tu sei.

Tu sei l’essenza di sforzo. Niente può superare la pigrizia che sei, essa è incomparabile. Sei la pigrizia assoluta, il paradiso. Non hai bisogno di cercare né di sforzarti di raggiungerla, tu lo sei, per natura, che ti piaccia o no. E la tua natura non dipende dal fatto  che ti piaccia o no. Anche se non ti piace, tu sei Quello, allora siilo. Non è così terribile e nemmeno straordinario, è com’è.

Anche chi lavora non fa niente, perché niente è mai stato fatto da nessuno. Anche alzare il mignolo è fatto dalla totalità di questo sono.

Non c’è stato mai nessuno che ha fatto alcunché. Senza la totalità di quella coscienza assoluta, di quella energia, tu non potresti nemmeno aprire gli occhi. Lascia lavorare Quello, Quello che è la coscienza. Sii senza energia, semplicemente, ma sii ciò che è l’energia , che non fa mai niente.

Per essere Quello, devi abbandonare tutto ciò che non è te, specialmente questo possessore. Senza l’idea di possesso, tutto cade, il ricercatore, la ricerca e il resto, per non lasciare che la libertà.

Proprio lasciando questo piccolo “me”, questo  “a me”, questo “mio”.

Ma non è perché vuoi che cada che cadrà. E’ perché devi essere ciò che sei, che questo “me” sia presente o no. Non dipendi in nessun caso dall’assenza o dalla presenza di un fantasma.

ripeto, sii ciò che sei, che questo fantasma vada o resti. Questo fantasma è come un inquilino che vive attraverso te,  ma tu, tu non vivi attraverso lui, tu sei la casa stessa. Questo inquilino, che si sveglia  al mattino e dorme la sera, non paga mai l’affitto. Non dar retta a lui, non ascoltare le sue promesse: “Pagherò domani. Se mi dai più attenzione, ti darò più felicità”. Non manterrà mai la parola, sono promesse vane  della coscienza, che giura senza posa di farti più felice se le dai più retta.”Sii più serio, più impegnato nella ricerca, persevera e otterrai un risultato. Ancora uno sforzo e ti offrirò l’intero universo”. E’ quella che si chiama la tentazione di Cristo, il diavolo promette la felicità in questo mondo. “Tu sarai il re dell’universo!”. Ma poiché tu sei già il mondo, come potresti, controllando il mondo, avere di più, diventare di più?

Metti la tua attenzione assoluta su ciò che è qui e ora, essendo assolutamente ciò che è il momento. Non tentare di uscirne, di scappare, di evitarlo, perché quando la tua attenzione è assoluta, tu sei ciò che è qui-ora. Tu sei assolutamente ciò che è, e non “può essere”. Le tue idee ti portano altrove, in un’altra dimensione, nella speranza d’ottenere qualcosa nel futuro. Non c’è un momento “prima” né “dopo”. Non c’è che qui-ora infinito, assoluto ed è presente perché ci fai totalmente attenzione. Niente prima, niente dopo.

D: Ma l’attenzione crea il tempo.

R: No, il tempo non può essere creato.

D: Il tempo è pur creato dalla coscienza.

R: No, non c’è mai il tempo.

D: Quando la coscienza crea il tempo, l’illusione sorge ed è già troppo tardi.

R: Non è mai tropo tardi. Per chi? No, non c’è nessun pericolo in niente. C’è bisogno di qualcuno per poter essere in pericolo. Nessun pericolo.

D: Non è essenziale diventare cosciente di ciò che sono?

R: La questione è: tu hai una coscienza o è la coscienza che ti ha? Tu possiedi la coscienza o è lei che ti possiede? Il me è l’idea che esiste un possessore che ha una vita, un corpo-organismo. Arriva persino a pensare che ha una coscienza, come la “mia” coscienza o la “mia” ricerca, ma non è che un sogno. La coscienza possiede tutto ciò che puoi immaginare. L’idea che tu possiedi qualcosa è falsa. Non c’è qualcosa come la “mia” coscienza, perché la coscienza non può essere posseduta da nessuno. La coscienza  è qui-ora. E’ la totalità della coscienza che  realizza esso stessa di momento in momento. L’essenziale è che non c’è “mio”. Niente “mia” coscienza, “mia” ricerca, “mia” azione. Tutte le idee di fare o non fare vengono da quella stessa sorgente così come la coscienza.

D: Allora fare o non fare è lo stesso?

R: Questo viene dalla stessa sorgente, perché non puoi volere ciò che vuoi. Viene dallo stesso blu infinito, da quello stesso mistero dell’esistenza.

D: Ma dov’è la mia responsabilità?

R: Non c’è responsabilità relativa. Per ciò che sei, che è l’esistenza stessa, sei assolutamente responsabile di tutto ciò che è e non è. Ma in tutto questo non c’è responsabilità personale.  In quanto sei, sei assolutamente responsabile. E per ciò che sei, non c’è alcun problema. Questa idea di un “me” responsabile, che dubita di tutto ciò che fa o non fa, non è che un fantasma ansioso che non ha mai fatto niente. E’ perché sei responsabile che non lo sei. E’ molto facile addossarsi la responsabilità, ma del tutto impossibile essere responsabili non fosse che di alzare il mignolo. L’attenzione che dai a quel fantasma, i cambiamenti, le correzioni che vuoi fare, le buone azioni che vuoi compiere, tutto questo gli dà vita.

In verità, non c’è niente da risolvere, perché se l’esistenza ha bisogno che accada la minima cosa, quella libertà che tu sei  dipenderebbe da un’assenza; quella di un me, di problemi ecc.

Ma che sorta di libertà sarebbe se avesse bisogno dell’assenza di ciò che non è nemmeno presente?

Dipenderebbe ancora da qualcosa. Tu devi essere ciò che sei in ogni circostanza possibile o impossibile, e non in una qualunque assenza o un’armonia speciale, qualunque essa sia.

Quell’”io” che ha bisogno d’armonia e che si sfinisce per realizzarla, non può che raggiungere un’armonia temporanea. Essa sarà sempre effimera come l’”io”, perciò, tutto ciò che ne deriva, o sarà, tutta la felicità che puoi raggiungere in questa sedicente vita e che dipende da un “me” per chiamarla armonia, pace, tranquillità, è ancora una dipendente ed è effimera per natura.  Non soddisferà mai ciò che sei, non soddisferà mai il desiderio che hai di ciò che sei.

D: C’è una grande soddisfazione nel comprendere.

R: La comprensione è una soddisfazione per ciò che puoi chiamare il cervello, che è come uno stomaco che ha fame di comprensione. Dal momento che è nutrito dal comprendere, si distende per un po’, a volte a lungo, ma l’armonia che si basa sulla comprensione rischia sempre di ricadere nella fame.

Karl Renz

3ème Millénarie n. 72 – Traduzione della Dr.ssa Luciana  Scalabrini – prima parte

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La delusione della ricerca e il godersi l’avventura – Shakti Caterina Maggi

Se c’è qualche posto dove vuoi andare come puoi essere semplicemente qui? Lascia cadere se puoi ogni idea di cosa stai cercando: nessuna di esse è corretta. Lascia cadere l’idea che tu debba cercare e stai – se puoi- con il fuoco che alimenta quella ricerca. E’ un fuoco interiore che non ti darà pace fino a che non avrà consumato ogni briciolo di te. Non troverai Pace attraverso la ricerca, nè Silenzio attraverso le parole. Ma puoi cogliere la Pace anche nel mezzo della confusione della mente, così che è il Silenzio stesso che si riconosce a quel punto, anche nel mezzo del frastuono interiore o esteriore più intenso. L’idea che ci sia qualcosa da trovare è l’unica idea che deve cadere e lo fa attraverso lo scorrere stesso della vita, attraverso le delusione della ricerca. L’idea è che troverai un tesoro più grande domani, più in là, nella prossima esperienza.

Quella ricerca è alimentata proprio dal sentirsi separati da questo istante cosi che cerchi soddisfazione in ciò che appare per colmare quel divario. Paradossalmente la ricerca spirituale diventa essa stessa fonte di sofferenza. Cerchi di dissolvere l’ego e quel tentativo stesso si basa sull’ego!

Le maschere dell’ego sono appese sul nulla, non c’è nessuno dietro di esse! Sono appunto solo maschere, ma non troverai un autentico “te” dietro di esse, perchè dietro di esse non c’è appunto nulla! Ecco perché la mente ignora tutto il tempo ciò che sei: ti cerchi come se tu fossi un qualcosa; persino un qualcosa chiamato “Sè” o “Coscienza”. Non puoi mai trovarti, ma nel cadere di ogni tentativo sarai avvolto da Mistero del tuo Essere e scoprirai di nuovo la possibilità di vivere dalla meraviglia del momento, come quando eri un bambino. Non puoi trovarti nelle esperienze, esiste solo questo momento che è quindi Uno con Te. Il riconoscimento intuitivo di questo fatto pone un freno alla ricerca e in quel rallentare inizierai ad accorgerti di cose che avevi scordato, preso come eri nella ricerca. Ti accorgerai dei fiori sui lati della strada, del verde degli alberi, inizierai a goderti il viaggio insomma.

Prima come potevi goderti il viaggio? Eri troppo impegnato ad andare da qualche parte. Non c’è nessun posto dove andare. Te lo ripeto: non c’è nessun posto dove andare. L’unica direzione che la tua vita sta intraprendendo a livello fisico è quella di portarti verso la morte. Dove altro vuoi andare? Meglio allora iniziare a godersi il viaggio di per sè, e quella è l’avventura. Maschere e condizionamenti cadono per mancanza di interesse, quando tutta l’attenzione che diamo loro nel tentativo di risolvere questo immaginario puzzle crollerà del tutto. Non c’è nessun puzzle. La vita non è un indovinello. E’ un sogno che accade senza nessun motivo. Puoi apprezzare questo fatto, oppure ignorarlo e tentare di dargli un significato e uno scopo. Ci proverai per un po’ e alla fine, stanco, desisterai.

Shakti Caterina Maggi