Categoria: LA SCIENZA E LA COSCIENZA

Come il pensiero influenza il Dna – Bruce Lipton

Durante il periodo in cui Bruce Lipton lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati.

Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.

Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles” (N.d.T.: Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli) (2005: Mountain of Love/Elite Books). Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.

Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente. I carboidrati ci fanno ingrassare? Sì, se lo crediamo. Saremo amati, avremo successo nel lavoro, saremo ricchi? Se ci crediamo, lo saremo.

Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste ?

L‘INTERVISTA:

Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia.

Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo, verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.

BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica.

Ci spiegheresti di che cosa si tratta?

BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.

BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.

BL: Sì.

BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.

BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.

Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.

BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?

BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula. I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.

Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo. Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.

Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.

BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.

BL: Assolutamente.

BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.

BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.

BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?

BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.

BS: Come possiamo cambiare le nostre percezioni o credenze fino a quel punto?

BL: La prima cosa è acquisire le nuove percezioni di come funziona la vita. Lasciare andare o riconsiderare le percezioni con le quali ci siamo formati, che, inevitabilmente, sono vittimizzanti: sono fragile, l’ambiente mi può attaccare, lo zucchero fa male. Queste sono credenze acquisite. Ma la questione è, sono veramente vere? Sono vere se questo è ciò che credi, dal momento che la percezione governa la biologia. Se sono programmato dalla percezione che lo zucchero è dannoso alla mia biologia e lo mangio, allora essendone a conoscenza intossico il mio sistema con la credenza, non con lo zucchero. La maggior parte di queste percezioni si manifestano come credenze limitanti o auto-sabotanti su quello che possiamo o non possiamo fare. Come l’auto-guarigione. La tendenza è, no, non ti puoi guarire da solo, devi andare da qualcun altro che ti guarirà. Santo cielo! Dopo parecchi miliardi di anni di evoluzione, il sistema fu progettato per auto-guarirsi. Per quanti milioni di anni gli esseri umani hanno fatto senza medici? Perché abbiamo bisogno di così tanti medici ora? Perché la percezione è che siamo deboli e fragili, ed abbiamo bisogno del loro aiuto. Bene, questa è una percezione. Quando eliminiamo questa percezione ed iniziamo ad immettere nuove percezioni, allora cambiamo la risposta della nostra biologia al mondo che ci circonda.

Man mano che cambiamo le nostre percezioni, cambiamo le nostre risposte. Le percezioni con le quali operi – ti danno sostegno o te lo tolgono? Ti rendono più forte o più debole?

“Ognuno di noi ha le potenzialità per creare

una vita piena di salute,

felicità e amore.

Anche tu puoi cambiare ed essere non più vittima,

ma creatore!”

Queste percezioni sono nel subconscio, che controlla il 95 per cento della nostra vita. E, quando lo fa, lo fa senza che noi ce ne accorgiamo. Non vediamo di fatto i programmi che sono automatici. Funzionano perché il conscio è occupato, ed i programmi automatici ne prendono il posto. Quando il conscio è occupato a fare qualcosa, non sta osservando se stesso. Ci sono due fattori che ci aiutano a capire questo. Uno, la mente cosciente opera con un processore da 40 bit, che significa che può interpretare ed elaborare 40 bit di stimoli nervosi – un bit è uno stimolo nervoso – al secondo. Il che significa che entrano 40 stimoli al secondo e la mente cosciente li discerne e li capisce. La mente subconscia in quello stesso secondo sta elaborando 40 milioni di bit. Da rilevare: se confronto l’elaborazione della mente conscia con quella subconscia, la subconscia è un milione di volte più potente nell’elaborare informazioni. Elemento numero due: i neuroscienziati cognitivi dicono che il 5 per cento del nostro comportamento giornaliero è controllato dalla nostra mente cosciente ed il 95 per cento dal programma subconscio. Perciò nella nostra esistenza quotidiana, la mente subconscia è la fonte più potente della nostra biologia. La mente subconscia è un nastro registratore. Non c’è nessuno lì. È praticamente un congegno di stimolo-risposta. Non c’è bisogno di esserne coscienti. Voi ve ne andate in giro per il mondo, e farà quello che deve fare senza che dobbiate pensarci.

Quando la mente cosciente è occupata, non sta osservando il subconscio. Ed il subconscio è composto dai programmi fondamentali che abbiamo ricevuto dagli altri nei primi sei anni. Mentre si vive la vita con le nostre intenzioni e i desideri della mente cosciente, il 95 per cento del comportamento viene dalla mente subconscia, che è stata programmata da altri.

E la maggior parte di tale programmazione è veramente limitante. Non ti puoi guarire da solo, non sei abbastanza intelligente, non ti meriti le cose buone, non sei bravo in disegno o quello che è. Queste affermazioni diventano programmi subconsci, che si attivano quando non faccio attenzione. La mente cosciente nella maggioranza è occupata a pensare al futuro o al passato. E se il conscio è occupato in questo, nel momento presente, si è veramente guidati dal subconscio. Il vostro cosciente è occupato a cercare di pensare: “Mi merito un aumento e di certo dovrei salire di grado in questa ditta.” Mentre lo fate di certo, state operando dal subconscio, e quello ha un programma che afferma che non vi meritate le cose. Qual è allora l’espressione del vostro comportamento? Il comportamento che è coerente con “Non mi merito.” Ciò significa che farete degli errori o altro che renderanno legittimo che non vi meritiate le cose. Non ve ne rendete conto perché non l’avete visto all’opera, e diventate frustrati riguardo la vostra vita perché ci provate così tanto ad avere successo e non andate mai da nessuna parte. E poi, ovviamente, la tendenza è, non sei tu, è il mondo ad ostacolarti. La grande e bizzarra sorpresa è che il mondo vi darà qualsiasi cosa. E’ il vostro stesso sé che è d’intralcio.

BS: Come facciamo a vincere l’opposizione della nostra programmazione subconscia?

BL: Diventane cosciente. Ci sono un paio di modi di farlo. Il modo più antico è quello dell’attenzione Buddhista. Se sei cosciente di essere qui in questo momento, mentre fai questo stupido errore, osservi l’errore, e potresti rimediarlo. La consapevolezza,però, è una cosa molto difficile da addestrare, ed è anche un processore da 40 bit che cerca di far funzionare completamente il processore da 40 milioni di bit. Perciò, per la maggior parte della gente è una procedura molto difficile perché le loro vite sono così indaffarate e sono talmente occupati che non riescono a prendere atto di ciò.

L’altro modo è, puoi ritornarci dentro e riscrivere il programma, ma ci sono due cose che devi fare:

A) Identificare il programma, e

B) Eseguire una procedura per riscriverlo.

Quello che riflette è qualcosa alla quale la maggior parte della gente non ha fatto attenzione e è da dove vengono la maggior parte dei problemi. Pensano che possono semplicemente parlare alla mente subconscia e che questo la migliorerà. Ma la mente subconscia è un nastro registratore. Mettete un nastro nel vostro mangiacassette, accendetelo, e poi ditegli di riprodurre qualcosa di diverso. Il fatto è, che lì, non c’è nessuno. Non farà niente. Ed il potere del pensiero positivo – la maggior parte della gente dice, il potere del pensiero positivo! Provalo! E quando non funziona si sentono peggio perché non possono neanche fare quello. Perché non funziona? Perché se il programma subconscio non è allineato con la direzione conscia, allora si ha un programma che funziona su un processore di 40 milioni di bit 95 per cento del tempo, che vi tira giù mentre voi impiegate il 5 per cento del vostro tempo nella vostra immaginazione pensando pensieri positivi, mentre il vostro subconscio sta conducendo lo spettacolo e sabotandovi proprio nel bel mezzo dei vostri pensieri positivi.

Il pensiero positivo funziona solo se le credenze nel subconscio sono in linea con esso, o se siete completamente attenti. Se siete totalmente attenti ed usate quel desiderio di essere positivi e far funzionare le cose, allora vi accorgerete quando il vostro subconscio sta facendo andare un nastro e voi potete cancellarlo. Ma se non siete attenti e pensate solo pensieri positivi, allora non state conducendo lo spettacolo. Da qui vengono i conflitti. E, ovviamente, se voi foste così positivi nella vostra mente e pensaste che state conducendo lo spettacolo e pensando che non funzioni, ovviamente il mondo vi è contro. No, il mondo non vi è contro, sono i programmi limitanti ed auto-sabotanti che acquisiamo in gioventù. Qui è dove dobbiamo azzerarci.

Bruce Lipton

Articolo originale: http://www.scienzaeconoscenza.it

Alice nel mondo del Quanto

di Peter Russel (trad. L’ANIMAle)
speaker di Sand Italy 2016,
 Prenota sul link ext.macrolibrarsi.it/eventi/sand-italy-2016/?pn=5525

“Buon giorno, Alice” disse una voce. O almeno sembrava una voce.

Alice si strofinò gli occhi. Si era addormentata nel giardino e aveva sognato di feste da the con torte che cantavano e ostriche danzanti. Si strofinò di nuovo gli occhi ma non c’era nessuno in giro. La voce era parte del sogno? O forse stava ancora sognando. Ci era cascata tante volte nella trappola, pensare di essersi svegliata e invece stare ancora sognando. Le dava sempre fastidio.

“Buon giorno, Alice”. Eccola di nuovo. Ma da dove veniva? Alice si era abituata a voci che venivano da luoghi inaspettati, o disconnessi da persone o cose che stavano parlando, ma mai voci che non venivano da nessuna parte.

“Buon giorn” replicò Alice, con cautela ma gentilmente, non volendo irritare nessuno o qualunque cosa potesse essere . “Chi sei? O meglio, dove sei?”.

“Sono un quanto”, continuò la voce. “Hai ascoltato molto riguardo la fisica quantistica e tutte le strane conclusioni a cui essa conduce nel tuo mondo, quindi ho pensato che fosse tempo che tu udissi da me direttamente le cose, per ottenere un messaggio di come il mondo appare dal mio punto di vista.

“Per quanto riguarda il dove sono, io sono ovunque e da nessuna parte. Sempre e adesso”.

Alice sapeva che era meglio non lasciare la sua mente si arrovellasse sul paradosso. Quasi tutto quello che aveva udito fino a quel momento suonava paradossale in un modo o in un altro, e cercare di capire i paradossi conduceva solo a una grande confusione.

“Lascia che mi introduca”, continuò, “e tutti gli altri mille miliardi di quanti dell’universo, perché da molti punti di vista siamo esattamente la stessa cosa”.

“Ognuno di noi è il più piccolo pacchetto di energia nell’Universo. Qualunque trasferimento di energia, che sia da un elettrone a un altro in un atomo, o dal sole alla tua pelle, coinvolge un certo numero di quanti. Ci potrebbero essere 1, 2, 5, 117, or 19,387,463,728 di noi, ma mai mezzo quanto o tre quarti di quanto. Sarebbe come avere una conversazione con una mezza persona, o con tre quarti di persona”.

Alice si meravigliò se potesse immaginare di avere una conversazione con tre quarti di persona.
Tre quarti di corpo, forse – era stata in situazioni più strane di quella – ma tre quarti di una persona no, non ne era certa. Ma prima che avesse la possibilità di cercare di immaginare una frazione di una persona la voce dal nulla era tornata.

“Nel tuo mondo ci chiami fotoni – la più piccolo unità di luce”.
“Adesso quando parlo di luce, sto parlando non solo della luce visibile che vedi con gli occhi,
intendo l’intero spettro di radiazione elettromagnetica di cui la luce visibile è solo una piccola parte di frequenze. A livello più alto di frequenze c’è la luce ultravioletta, i raggi X e oltre ad essi i raggi gamma. Alle frequenze più basse trovi le onde calde, e quell più basse le onde radio. Sono tutte solo diverse frequenze di luce. E sono tutte composte da fotoni, ognuno di essi è un singolo quanto.”

“Allora perché hai detto che siete tutti la stessa cosa?” chiese Alice. “La Luce ha molti colori differenti, il calore che possono sentire sulla mia pelle, e mi hanno detto di stare lontana dai raggi gamma. Mi sembrano tutti molto differenti”.

“Questo è perché le energie che portiamo variano enormemente. Più sono alte le frequente, più è alta l’energia. Un fotone di raggi gamma, per esempio impacchetta milioni di volte energia in più che un fotone di onde radio. Ecco perché i raggi gamma, i raggi X, e persino gli ultravioletti in qualche misura possono spazzare via le molecole di una cellula.
Quando una radiazione di calore è assorbita dalla tua pelle, l’energia rilasciata è molto molto inferiore e tutto quello che fa è che ti scalda un po’.

“Comunque, sebbene la nostra energia vari enormemente, c’è solo una cosa su di noi che è sempre la stessa. Noi tutti, ognuno di noi, possediamo esattamente lo stesso ammontare di azione”.

“Cosa” stave per dire Alice “’è l’azione?”, ma prima che potesse persino finire di pensare “Cosa”, il quanto disse “Sapevo che me lo avresti chiesto.

alice

“Sei familiare con il termine massa, velocità. Momento e energia presumo?”.

“Sì”, pensò Alice. Si ricordò che li aveva studiati a scuola.

“E hai imparato come interagiscono gli uni con gli altri. Il momento di un oggetto ad esempio è la sua massa moltiplicata per la sua velocità. E il lavoro è energia moltiplicata per la distanza. Azione è solo una di queste qualità, ma di solito non ne senti parlare a scuola”.

“Un ammontare di ‘azione’ in qualunque azione è definito come il momento di un oggetto moltiplicato la distanza che percorre. O può essere anche espresso come l’energia di un oggetto moltiplicata nel tempo in cui viaggia”.

“Immagina che qualcuno tiri una palla”. Improvvisamente, dal nulla, il Coniglio Bianco apparve correndo nel giardino lanciando palle da tennis in aria. “Che immaginazione!” pensò Alice.

“Se lui tirasse le palle due volte più veloce, ci sarebbe meno o più azione?”.

“Di più certo”.

“Due volte di più?”

“Penso di sì”.

“E se le palle fossero molto più pesanti, come delle palle da cricket, ci sarebbe più o meno azione nella sua azione?”

“Di più”

“E se corresse due volte più distanza quanta azione pensi che ci sarebbe?”

“Due volte di più, suppongo”.

“Quindi il concetto di azione non è davvero strano, no?”

“No,” replicò Alice, domandandosi perchè non avesse mai pensato all’azione in quell modo prima. E perché non ne aveva udito a scuola? Forse non era importante?

“Oh, è molto importante,” disse la voce dal nulla. “La tua matematica ha scoperto che ciò che accade nell’Universo accade sempre in modo tale che l’azione è la più bassa possibile. Si chiama ‘Il Principio dell’azione minima’. E i tuoi scienziati lo usano continuamente per predire come accadranno le cose.

Queste palle del Biancoiglio stanno tracciando una curva nell’aria, vero? Beh, quella curva è quella che comporta il minor ammontare di azione. Qualunque altra curva potessi immaginare richiedere un ammontare di azione più elevato”.

“Una specie di principio di efficienza cosmico”, pensò Alice.

“Sì. E si applica a ogni cosa. Persino la luce. Quando vedi un riflesso nello specchio, la luce torna indietro a te nell’angolo preciso che comporta il minor ammontare di azione”.

“Mmh, sto iniziando a capire come mai l’azione è così importante”.

Sì, assolutamente fondamentale. E, come stavo dicendo, ogni singolo quanto nell’Universo, ogni singolo fotone, qualunque sia la sua frequenza ed energia è una identica unità di azione. L’ammontare è incredibilmente piccolo, dopo tutto siamo davvero, davvero, davvero, davvero, davvero minuscoli. Nella tua unità di misura ognuno di noi è circa 0.00000000000000000000000000663 erg-al secondo. E prima che tu possa persino pensare di chiedermi cosa sia un erg, è una unità di energia molto piccola. Per solevare una palla da cricket alla distanza di un piede ci vogliono circa 13,5 milioni di erg. Se ci vuole un secondo a sollevare la palla, la tua azione deve coivolgere 13,5 milioni di erg al secondo.

Ora ognuno di noi quanti è un piccolissima, piccolissima frazione di erg al secondo, zero zero zero zero zero zero zero zero . . . ”

“Fermati, ti prego. Ho compreso. Sei un ammontare davvero, davvero, davvero piccolo di unità di azione”.

“Sì, l’ammontare più piccolo di azione nell’Universo. Si chiama costante di Plank, nominata cosi per via di Max Plank, il primo che ci ha scoperto. Ognuno di noi, proprio ciascuno di noi, è esattamente questo ammontare di azione”.

Alice pensò a questo per un po’. “La Luce è azione” si sorprese. “Non ci avevo mai pensato prima in questo modo. Ma suppongo che abbia senso. Dopo tutto, la luce non cessa mai di muoversi. Può viaggiare attraverso l’Universo e a grande velocità. La Luce non sta mai ferma, non rallenta mai. Sì, l’azione sembra appropriate come definizione”.

“Non correre”, interruppe il quanto. “Questo potrebbe essere il modo in cui vedi la luce, ma noi vediamo noi stessi in modo molto diverso. Per quanto ci riguarda, non abbiamo mai l’impressione di andare da nessuna parte. Non ci muoviamo affatto”.

“Adesso questo è ridicolo!” gridò Alice. “Sono abituata ai paradossi in questo mondo dei quanti, ma come puoi dire che non viaggi mai da nessuna parte quando invece è chiaro che lo fai? Se non vai mai da nessuna parte. Come può la luce raggiungerci dal sole, e come può avere la luce una velocità?”.

“Mordi il freno, cara. Cercherò di spiegare. Prima però avrò bisogno che tu faccia un piccolo viaggio nelle teorie di un altro grande scienziato, Albert Einstein.

(PROSEGUE)

(link originale https://www.scienceandnonduality.com/alice-in-quantum-land-part-one-the-universal-constant-of-action/)